Packers Podcast Ep. 41 – Hakuna Matata

IPFN XMas 1La pesantissima sconfitta contro i Cardinals, ed il modo assurdo in cui è arrivata, ci costringe a porci diverse domande. Rischiamo un altro anno da “One and Done” nella post-season, o toccato il fondo inizieremo a risalire? Che fine ha fatto l’MVP Aaron Rodgers? Cercheremo, come al solito, di dire la nostra, ovviamente col supporto dei nostri opinionisti e delle loro rubriche. In più, ne “L’angolo del Nerd”, alcuni dati che mettono in prospettiva la stagione di Aaron Rodgers, al di là di TD ed intercetti lanciati.


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I-M-B-A-R-A-Z-Z-A-N-T-I

CattullllraEMBARASSING!!!!

Non mi vengono in mente (e molto probabilmente non ci sono) altri aggettivi nel commentare la sconfitta di domenica scorsa. Lo score finale recita un 38-8 ma le considerazioni che se ne desumono fanno pensare a un punteggio molto più pesante.

Eppure…eh sì…eppure…al two minute warning del secondo quarto un intercetto di Mike Daniels ci consegnava la palla in red zone con la possibilità di chiudere il primo tempo sotto 10-7 o 10-3. Risultato che forse sarebbe stato bugiardo, considerato l’andamento dei primi due quarti, ma sulla falsariga delle ultime prestazioni dei Packers dove difesa e special teams ci hanno sempre tenuto in partita. Invece il più assurdo lancio di Aaron Rodgers che io ricordi riconsegna la palla ai Cardinals che in un amen si fanno il campo e segnano il TD che dà un mazzata alla partita. Partita che si conclude quando nel primo drive del secondo tempo James Starks commette il “solito” fumble e Arizona passa sul 24-0. Non mi dilungo ulteriormente nei commenti ma vi lascio qualche dato che spiega meglio delle parole: 9 sack (8 a Rodgers e 1 a Tolzien), 2 TD della difesa dei Cards, 5 fumble e 3 turnover.

E adesso??? Domenica c’è l’ultima partita della regular season e, per il terzo anno consecutivo, ci si gioca la Division. Due anni fa contro i Peluches, l’anno scorso contro i Gattini, mentre quest’anno contro le Vichinghe in un match che è stato designato come Sunday Night.

10580684_10153622154865073_4274147243388332361_oA Green Bay è finalmente scesa la prima neve dell’inverno e chissà che non porti anche un po’ di buon consiglio. Le previsioni parlano di freddo, non polare, e tempo variabile nei prossimi giorni. Spetta ai Packers, che aprono a Las Vegas come favoriti di 3 punti e mezzo, confermare di essere i padroni della NFC North anche se il quinto titolo divisionale consecutivo potrebbe andare stretto a molti. Non si nasconde che, anche alla luce dei mille infortuni che infliggono il roster, ci sia più di qualcuno tra gli addetti ai lavori che si auspica che la sfida venga affrontata come una partita di preseason, giocata al minimo sindacabile cercando di evitare nuove botte e permettendo ai giocatori messi peggio di prendersi un turno di riposo. Sebbene non possa essere totalmente in disaccordo con le ultime righe non nascondo che il confermarsi padroni della North lo prendo come un fatto di principio e soprattutto un questione di orgoglio. Non manca poi chi si spera in una sconfitta che significherebbe un primo turno ai playoff in casa dei Redskins. Tuttavia, un turno di post season al Lambeau ricopre sempre un certo fascino per me anche se vorrebbe dire un terzo scontro con i Vikings o una seconda visita dei Seahawks. In più, per come è girata la stagione sino ad oggi mai, questi Packers possono vincere o perdere contro chiunque quindi non starei tanto a scegliere l’avversario col bilancino.

Avrei voluto dilungarmi un po’di più su la diatriba Rodgers-McCarthy o sulle ragioni di un attacco anemico ma ce ne sarà abbondantemente tempo nella offseason.

Pertanto, GO PACK GO!!!!!! Comunque e sempre.

Matteo Rubinato

Lo strano caso dei Packers 2015, e i dolori del giovane Aaron

dssIl record della versione 2015 dei Green Bay Packers dice 10-4, con tanto di 5-2 in trasferta. E i playoff sono raggiunti, con tre partite di anticipo e per il settimo anno consecutivo. Eppure….

…eppure, nonostante questi siano numeri invidiabili per almeno due terzi delle franchigie della Lega, l’aria che si respira al 1265 di Lombardi Avenue non è delle migliori, mentre si arriva nel momento-clou di una stagione iniziata parlando, sin dei primi OTAs, di SUPERBOWL or BUST.

Fare una analisi sulla stagione dei Packers ad un passo dall’inizio della postseason è quanto di più strano e complicato possa esserci.

Si parla pur sempre di una franchigia con Aaron Rodgers in cabina di regia, e considerando che i numeri dicono che difesa e special team sono migliorati rispetto agli ultimi due anni, ci si dovrebbe cominciare ad interessare ai biglietti per Santa Clara.

Invece, dall’infortunio di Jordy Nelson in poi, l’involuzione dell’attacco è a dir poco inspiegabile. Nel corso di questi mesi si è letto tanto su quali siano le cause di questa involuzione, e possiamo riassumerle in infortuni (praticamente tutta la OL, Jordy, le caviglie di Davante Adams, di Eddy Lacy e di Ty Montgomery, le spalle di Randall Cobb e del 12), errori di esecuzione (TANTI errori di esecuzione), drop (TANTI drop) e, infine, la mancanza di profondità e talento nel reparto di TE e WR.

635856290907653715-GPG-KB-DALvsGB02Eppure nonostante tutto questo, ad oggi, il problema più grosso sembra essere l’umore di Rodgers, il faro della franchigia, il miglior giocatore della NFL e quello più pagato. Da un paio di settimane, infatti, cioè da quando il play calling è tornato nelle mani di Mike McCarthy, sembra che il fidanzato di Olivia Munn abbia perso il sorriso. Di sicuro, sino a che il play calling era di competenza del suo “amichetto” Tom Clements, le dichiarazioni dell’MVP in carica erano a difesa dei giochi chiamati e veniva incolpata apertamente l’execution, mentre adesso si critica più o meno velatamente il play calling stesso. La ragione non è chiaramente comprensibile, in quanto a sensazione dello scrivente nelle ultime due partite le prestazioni di Rodgers sono sensibilmente migliorate, e lo stesso attacco dà l’impressione di essere più fluido. Allora viene da pensare che i rapporti tra il QB e l’head coach, già sotto pressione dopo il Championship dello scorso anno, non siano dei migliori anche e soprattutto perché il ritorno di Mike significa una minor libertà sulla linea di scrimmage per il 12, libertà che in precedenza era di fatto assoluta.

635862441390502634-GPG-ES-Packers-vs-Raiders-12.20.1500475Per finire la stagione ci aspetta una trasferta a Glendale contro i Cardinals, dove una vittoria potrebbe tener vive le speranze di conquistare il seed numero 2, e l’ultima casalinga contro le Vichinghe, contro le quali ci si giocherà con tutta probabilità la vittoria della Division. Poi saranno i playoff, in sostanza un altro campionato nel quale tutto quanto successo in precedenza ha una valenza solamente per il fattore campo. Una apparizione a Santa Clara passa con ogni probabilità da due vittorie contro due tra Seattle, Carolina e Arizona, le squadre più in forma del momento, e se non mi sento di escludere che si possa andare All The Way, non posso non dire che la paura del One and Done è forte.

Le speranze si fondano sulla consistenza della nostra difesa, che sebbene non sia una shutdown defense ha dimostrato di poter tenere in partita la squadra dando sempre all’attacco la possibilità di portare a casa la W. In più, personalmente, spero che l’attacco riesca a trovare finalmente una quadratura, visto che un reparto con Rodgers non può essere così balordo come lo è stato per buona parte dell’anno.

Le paure invece sono dettate dai momenti di amnesia che il reparto di Capers continua ad avere in ogni partita, dalla mancanza di una precisa identità di un attacco che non ha mai giocato quattro quarti decenti consecutivamente, e dai tanti errori individuali che sono costati fino ad oggi una marea di punti.

Concludo con un GO PACK GO sempre e comunque e un Merry Xmas!!!

Matteo Rubinato

Packers Podcast, Ep. 40 – A Natale puoi….smettere di lamentarti!!

IPFN SmallI Packers, dopo tre vittorie consecutive, sono 10-4 e già matematicamente ai playoff. Eppure Aaron è furioso, e nella conferenza stampa post-partita non le ha mandate a dire a Mike McCarthy. Quindi noi non possiamo far altro che cercare di fare un po’ di chiarezza, e dire la nostra su questa pantomima. In più, uno sguardo alla partita contro Arizona, e le nostre apprezzatissime rubriche, con tanto di regalone natalizio da parte di Felice Nessuno.


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Packers, è Kuhn la chiave di volta?

Il ritorno di Mike McCarthy nel ruolo di play-caller offensivo domenica scorsa contro i Dallas Cowboys ha avuto un sapore molto “vintage”.

Anzichè mandare in campo il solito 11-personnel (1 RB, 1 TE e 3 WR) a cui eravamo abituati, ed a cui si erano abituate soprattutto le difese avversarie rendendolo inefficace, McCarthy ha rispolverato un ruolo quasi dimenticato nella NFL moderna, quello del fullback, con John Kuhn (nella foto).

L’attacco dei Packers non ha mai completamente abbandonato il fullback, in verità, ed attualmente a roster ce ne sono addirittura due (l’altro è Aaron Ripkowski, rookie da Oklahoma scelto al sesto giro del Draft 2015). Nonostante la presenza a roster però, l’utilizzo in campo era stato molto limitato finora. La media di snap giocati a partita da Kuhn, prima di domenica, era di 11,7. Contro Dallas invece il #30 ha giocato addirittura 44 snap sfiorando il record in carriera (45, nel 2012 a Seattle). E la sua presenza in campo è stata fondamentale per l’esplosione del running game dei Packers, capace di produrre 230 yards totali, di cui 195 con i due running-back Eddie Lacy (24 portate, 124 yards) e James Starks (11 portate, 71 yards).

Kuhn era in campo per 28 delle 35 corse di Lacy e Starks, ed i suoi blocchi hanno contribuito al guadagno di 173 yards (6,18 di media) rispetto alle sole 22 yards (3,14 di media) guadagnate quando in campo invece non c’era.

LACY STARKS TOT
Carries yards avg. Carries yards avg. Carries yards avg.
CON FULLBACK 19 110 5,8 9 63 7 28 173 6,18
SENZA 5 14 2,8 2 8 4 7 22 3,14

Altra novità rispetto a quando a chiamare i giochi era Clements, l’incidenza molto minore delle corse a partire dalla shotgun, praticamente sempre improduttive ma ugualmente parte integrante del playbook nelle prime 12 partite di quest’anno.

Domenica scorsa infatti abbiamo visto le più tradizionali (ed efficaci, quando si tratta di running game) I-Formations con Rodgers a ricevere il pallone sotto il centro e, dietro di lui, Kuhn e Lacy/Starks, nonchè le Pistol introdotte sul finire della scorsa stagione quando l’infortunio al polpaccio limitava drasticamente la mobilità di Rodgers.

L’unica corsa dalla shotgun ha portato ad una perdita di 2 yards, mentre dalla pistol sono venuti i guadagni maggiori (147 yards a 6,13 di media).

LACY STARKS TOT
Carries yards avg. Carries yards avg. Carries yards avg.
PISTOL 15 82 5,5 9 65 7,2 24 147 6,13
SHOTGUN 1 -2 -2 0 0 0 1 -2 -2
I-FORMATION 8 44 5,5 2 6 3 10 50 5
TOT 24 124 5,2 11 71 6,5 35 195 5,57

Per far funzionare il running game quindi, McCarthy aveva previsto una dose massiccia di Kuhn dall’inizio alla fine del match. E la strategia ha sicuramente avuto successo. Resta da vedere se questa sia stata la mossa di una partita, oppure se si tratta della direzione in cui andrà l’attacco in questo importantissimo finale di stagione.

Piacere, IPFN

IPFN SmallDevo ancora realizzare se mi è stato imposto o mi sono preso l’onere di scrivere quattro righe per la presentazione di questo blog che entra all’interno della meravigliosa famiglia di PlayIT.

Io sono Matteo Rubinato e faccio parte dell’universo PlayIT ormai dal 2006. Nel corso di questi anni sono tantissimi gli utenti che sono diventati amici e per non cadere nella più bassa retorica mi limito a ringraziare Max Giordan che ha creato questa piattaforma, ormai unanimemente riconosciuta con il miglior portale italiano dedicato agli sport americani.

Sperando di non averVi già annoiato, la penna migliore è quella del mio compagno/collega/amico/fratello Salvatore Ioppolo, e ve ne accorgerete al primo pezzo che lui pubblicherà, ma non posso non sorridere al pensiero di come quest’avventura sia nata.

All’incirca nel 2009, con un altro amico green and gold, ho aperto la pagina facebook  dedicata ai tifosi italiani dei Green Bay Packers (GREEN BAY PACKERS FANS ITALY). Nel corso degli anni il numero dei partecipanti è aumentato esponenzialmente (più di 500 membri) ed è diventato un punto di ritrovo dove condividere gioie e dolori Green & Gold. È proprio all’indomani della delusione più grossa della lunga storia della NFL, lo scorso NFC Championship (non serve che aggiunga altro…) che ho parlato al telefono con Salvatore per la prima volta. Alla prima chiamata ne è seguita una seconda e una terza e durante le lunghe conversazioni mi ha introdotto al mondo dei podcast che per me era sconosciuto (come molte altre cose aggiungo). Da qui è nato l’amore per Jason Wilde (probabilmente il beat writer più conosciuto tra quelli dell’orbita Green Bay) e nel corso dell’ennesima telefonata consolatoria post-Championship è nata l’idea di creare un podcast italiano dedicato alla franchigia NFL del Wisconsin.

La prima puntata (pubblicata quasi per scherzo) risale allo scorso 4 aprile e, tra alti e bassi, ormai siamo arrivati a 39. Ci pregiamo peraltro di aver avuto come ospiti persone autorevoli sia americane (Brian Carriveau, lead writer di 247Packers su 247Sports, Weston Hodkiewicz, giornalista della Green Bay Press Gazette, Aaron Nagler, cofondatore di cheeseheadtv, Bill Johnson, giornalista di ESPN Wisconsin, John Rehor, blogger di Packerstalk) che italiane (Giovanni Bartocci, il tifoso italiano famoso dopo il SB XLV, Roberto Gotta, giornalista di FoxSport, Giorgio Tavecchio, Enrico Mambelli, presidente della IFL).

Con l’ingresso in PlayIT ci proponiamo di creare una pagina dove approfondire le vicende e le tematiche che arrivano dal 1265 di Lombardi Avenue sperando che la nostra malattia venga ben sopportata.

GO PACK GO!