La sottile linea rossa

Nel precedente articolo abbiamo messo in evidenza come la filosofia di base dell’attuale management dei Packers, capeggiato da quel genio di Ted Thompson, sia riconducibile essenzialmente a tre termini: draft, develop and retain; visto che mancano pochi giorni all’NFL DRAFT 2016 proveremo oggi a capire come si sviluppa in casa Green&Gold il primo dei termini fondamentali.

Addetti ai lavori e non, negli ultimissimi mesi, hanno elaborato i propri “mock”, cioè le previsioni su quali giocatori universitari saranno scelti da ciascuna squadra a ciascun giro. Anche noi di IPFN abbiamo ceduto alla tentazione, naturalmente solo per gioco (giusto per sfotterci e dire in caso di successo “lo avevo detto io”), essendo consapevoli che è quasi impossibile arrivare ad indovinare non piú del 5% delle previsioni. Del resto, se andiamo indietro negli anni, anche i piú blasonati mock draftee d’oltreoceano (Mel Kiper il piú famoso) hanno quasi mai superato tali percentuali. Il motivo è molto semplice: le variabili in gioco sono troppe ed il livello delle informazioni (anche per gli esperti) è disomogeneo rispetto a quello dei decision makers di ogni squadra.

CatturaCercare poi di prevedere le mosse del buon Ted puó essere ancora piú difficile, in parte per la perenne imperscrutabilitá su ogni aspetto della sua gestione, in parte per il disallineamento rispetto al comune modo di muoversi degli altri general manager.

Si fa sempre un gran parlare su quale sia il miglior modo di gestire un draft, se cioè affidarsi al metodo “need” o al metodo “best available player”. Il primo prevede di scegliere un giocatore principalmente in base alla proprie “need areas” che equivale a dire coprire i buchi nel proprio roster (quello che si è formato con le riconferme dei veterani e le acquisizioni in free agency) con il miglior giocatore che ricopre un ruolo equivalente alla propria need area, a prescindere dal suo valore generale. Il secondo prevede invece di scegliere il miglior giocatore disponibile quando si è “on the clock” a prescindere se il ruolo che ricopre entri o meno nelle proprie need areas.

Sono due metodi molto diversi, ma quando si tratta di Thompson e dei Packers (erroneamente tacciati di scegliere seguendo il secondo metodo) la linea rossa tra le due filosofie diventa molto sottile, fino a scomparire: le aree si intersecano e confondono tra di loro ed infine dal caos emerge la vera drafting philosophy dei Packers di oggi. Quella che risponde ad un terzo metodo, che chiameremo value.

La preparazione all’evento Draft inizia il giorno dopo che si conclude quello dell’anno precedente. Gli scouts responsabili di ogni squadra sguinzagliano un manipolo di altri scouts in giro per le università degli Stati Uniti. Centinaia e centinaia di giocatori vengono visionati, analizzati, intervistati, durante la stagione: il processo culmina negli eventi creati appositamente come il Senior Bowl, la Combine ed i Pro Days, dove coaches e managers intervengono direttamente. Si comincia a creare quella che il giorno del draft diventerá la drafting board, che possiamo immaginare come un enorme lavagna sulla quale sono scritti i “prospetti” cioè i giocatori che hanno le caratteristiche per poter entrare a far parte della squadra. Diciamo un centinaio di nomi. Ciascuno di questi è stato vivisezionato in tutti gli aspetti, e non pensiate solo di gioco, ma anche attitudinali; si valuta la sua team-attitude, la sua work-ethic: per capire come possa essere meticoloso il lavoro di scelta si consideri che spesso vengono condotte interviste anche con i familiari del prospetto!

Nel frattempo tutte squadre hanno quasi completato i propri roster con le riconferme dei veterani e le acquisizioni in free agency. Il quadro delle need areas è definito. Possiamo dunque sbilanciarci per trovare quelle in casa Packers? Non penso proprio. Come sempre il buon Ted ha fatto in modo di non dare punti di riferimento ben precisi. Le riconferme di Don Barclay e Lane Taylor hanno allungato la depth degli OL, quella di James Starks dei RB; il rientro dall’infortunio di Sam Barrington e lo sviluppo di Jake Ryan levano pressione alla depth degli ILB; la firma di Jared Cook a quella dei TE; le perdite di Casey Hayward e B.J. Raji sono compensate da una depth buona nei rispettivi reparti; il backup QB sembra piú che decente, il K è stato rifirmato, la riconferma di Nick Perry e il ritorno di Clay Matthews al suo ruolo dá profondita agli OLB.

I Packers si presentano dunque al draft senza evidenti need areas? Impossibile! Tutte le aree hanno sempre una need, e questa non va ricercata guardando solo al futuro prossimo, ma anche (e soprattutto nel caso di Thompson) guardando a quello meno prossimo. Nel 2017 scadranno i contratti di molti giocatori chiave e tenerli tutti sará opera impossibile anche per il GM dei Packers, volente o nolente. E poi c’è da considerare l’invecchiamento dei veterani (Julius Peppers in primis) e la conseguente probabile caduta di prestazioni. E poi c’è da considerare tutte le notizie “inside”, che scaturiscono dal rapporto giornaliero tra giocatori, allenatori e manager (si pensi alla rifirma di Guion prima che si sapesse del ritiro di Raji). E poi, quando il secondo termine della tua filosofia gestionale è “develop”, è chiaro quanto sia fondamentale saper scegliere quest’anno anche il prospetto che ti potrá servire, dopo l’opportuno sviluppo, tra 2, 3 anche 4 anni (il caso piú eclatante è Aaron Rodgers nel 2005).

La drafting board è finalmente completa. Divisi per ruoli, ad ognuno dei prospetti viene assegnato un valore (value), un numero omnicomprensivo che riassume tutto quello che è stato analizzato sul prospetto e quanto esso sia necessario per il roster attuale e futuro della squadra. Per fare un esempio, ipotizzando che questo numero sia compreso tra 10 e 6 (decimali compresi) avremo sulla board un QB chiamato Brett Hundley, con un valore di 8,3, un LB chiamato Jake Ryan con un valore di 7,9 ecc.

635660229019773534-GPG-Packers-war-room-NFL-Draft00028Questo penso possa spiegare perché ogni anno le scelte del GM dei Packers possano sembrare strane, o comunque diverse da quelle comunemente indicate, sia dagli esperti che dai fans. Quel valore, quel numero magico, quella formula alchemica non sapremo mai come vengono costruiti. Non sapremo mai perché un Demarious Randall sia preferito ad un Eric Kendricks al primo giro, quando tutti davano come importantissima need un ILB. Non sapremo mai perché un Rodgers venga scelto senza alcuna immediata need a QB. Non sapremo mai come si scova un Jordy Nelson al secondo giro con una trade down, o come si soffia un Matthews ai Patriots con una trade up. Non sapremo mai come si possa resistere fino al secondo giro per scegliere Eddie Lacy.

Cosí come non sapremo mai i nomi che sono sulla board di quest’anno dei Packers. Solo dopo le scelte al draft e le acquisizioni dei giocatori undrafted (cioè non scelti da nessuno), conosceremo una parte dei nomi che erano scritti su quella lavagna. I piú non giocheranno nemmeno uno snap nella NFL. Qualcuno diventerà un pro-bowler. Pochissimi riusciranno ad alzare il Lombardi Throphy. Fa parte del gioco.

La War Room è accesa, dentro ci sono Thompson, coach McCarthy e il presidente Murphy.

I Packers sono on the clock. Buon Draft a tutti!

Alex Gridiron

IPFN #47 – I Mock Draft Buttateli Nel Cesso

IPFN SmallNel periodo dell’anno in cui tutti si prendono maledettamente sul serio improvvisandosi talent evaluators, scout professionisti e GM, noi la prendiamo sul ridere e la nostra puntata pre-Draft la dedichiamo al puro cazzeggio. Un punter o il tedesco volante al primo giro per i Packers?!

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IPFN #46 – Road To 51

IPFN SmallPrima puntata della stagione 2016, e puntata-anniversario per IPFN, che compie un anno di onorato (?!?) servizio. Dopo gli auguri da parte di persone speciali, business as usual. Quali sono le prospettive per i Packers 2016? L’arrivo di Jared Cook darà nuovo slancio all’attacco, consentendogli di tornare ai livelli pre-2015? Quali sono le need principali in vista del Draft? NT e ILB sono davvero posizioni in cui siamo scoperti? Questo e molto altro nella puntata che dà ufficialmente il via alla ROAD TO 51.