IPFN #48 – Così è (se vi pare)

IPFN SmallIl Draft 2016 è in archivio. I giocatori scelti da Ted Thompson rispondono tutti a determinate “linee guida” che noi cercheremo di individuare nel descriverli rapidamente uno ad uno. Il punto fondamentale è che noi possiamo avere le opinioni che vogliamo su ogni giocatore, ma quel che conta, come sempre, è ciò che Ted ha visto in loro. In più, qualche considerazione in generale sul Draft delle altre squadre, ed alcune notizie extra-Draft.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook (IPFN)!!

I nuovi Packers: gli scouting reports sulla Draft Class 2016

Il Draft 2016 è ormai in archivio, e a breve i rookies si uniranno ai veterani nelle Organized Team Activities (OTAs) per preparare al meglio la nuova stagione.

E’ ancora troppo presto, ovviamente, per dare un giudizio ragionato (e sensato) sui sette giocatori selezionati dai Packers nella tre-giorni di Chicago. Quello che possiamo fare però è provare a conoscere meglio i ragazzi ritenuti da Ted Thompson meritevoli di indossare il glorioso Green & Gold.

Per farlo, mi sono affidato, semplicemente, al loro game tape, nonchè alle statistiche sulla loro produzione nell’ultimo anno di college ed ai measurements di Scouting Combine o Pro Day.

Nei seguenti reports ho quindi provato ad evidenziare pregi, difetti, punti di forza e aspetti da migliorare di ogni componente della Draft Class 2016 dei Packers.

 

KENNY CLARK, DT, UCLA (1st Round, 27esima scelta assoluta)

CatturaAltezza e peso: 6’3″, 314 lbs.

Età ed esperienza: 20 anni (nato il 4/10/1995), Junior (3 anni di esperienza collegiale)

2015 Stats: 75 tackles, 11 TFL, 6 sack, 5 PBUs

Honors: 3rd-Team All American, 1st-Team All Pac-12.

Partite viste: Arizona, Stanford, Nebraska.

Partiamo da una considerazione che dovrebbe essere ovvia: Kenny Clark non è un giocatore perfetto. E’ difficile esserlo in generale, del resto, quindi figuriamoci ad appena vent’anni. Se Ted Thompson ha deciso di portarlo a Green Bay con la 27esima scelta assoluta non è tanto per quanto ha già fatto nella sua carriera collegiale (spesa ad UCLA come Datone Jones) ma per quanto pensa potrà fare negli anni a venire, col giusto coaching, a partire dalle doti fisiche e mentali evidenziate nei tre anni (è un Junior) al sole della California.

Guardando il suo game tape, mi è sembrato un giocatore intelligente, più “cerebrale” che istintivo nonostante il grande fisico di cui dispone. Non fa del “motor inesauribile” il tratto distintivo del suo gioco, incentrato più che altro sulla capacità di diagnosticare le azioni, occupare il gap di competenza e portare a termine l’assignment più volte di quanto invece non sbagli.

Utilizzato principalmente in posizione di nose tackle (0-technique), a volte è anche stato schierato nell’A-gap (1-technique) e tra guardia e tackle (3-technique).

Nel running game gli piace vedere e diagnosticare l’azione, e spesso e volentieri riesce a farlo controllando il point of attack con un buon bilanciamento del corpo, buon posizionamento dei piedi, la schiena arcuata e la testa alta. Il punch iniziale ed il posizionamento delle mani sui pads degli avversari è buono, e questo spesso gli consente di creare separazione grazie all’estensione delle braccia, riuscendo così a guardarsi attorno, riconoscere la direzione della corsa ed occupare la giusta posizione liberandosi del bloccatore o portandolo con sè nella direzione desiderata.

A volte sembra si addormenti, ma non credo sia mancanza d’effort quanto piuttosto l’aspetto cerebrale citato prima: essendo poco istintivo, se non riesce a vedere bene l’azione, o se non si sente in posizione ideale per fare la differenza, attende troppo, perdendo il vantaggio fisico che spesso ha nei confronti degli offensive linemen interni. Nei double teams, la sua percentuale di successo è praticamente pari a zero. La reazione in condizioni non favorevoli è sicuramente un aspetto su cui dovrà lavorare, perchè quando invece è convinto dei propri mezzi e dell’assignment, si sente in controllo della situazione e “processa” in fretta le informazioni, tende a fare la differenza.

Deve anche migliorare la “reazione” dai blocchi di partenza in situazioni di short yardage, dove tende a farsi trovare più alto del diretto avversario perdendo quindi leverage.

In pass rush, la sua bull rush (il “dritto per dritto” di forza, contro il diretto bloccatore) è potente ed efficacissima in situazioni di one-on-one. Come nel running game però, basta raddoppiarlo per renderlo sostanzialmente inefficace. Oltre alla bull rush, il suo repertorio è abbastanza limitato, quindi, almeno per ora, non aspettatevi spin moves o altra roba cool. Potrebbe però avere successo al “piano di sopra” anche negli stunt (gli incroci tra due defensive linemen), grazie alla “short area quickness” e all’esplosività con cui arriva a contatto col bloccatore in spazi aperti.

In definitiva, credo che questa scelta abbia senso se vista in prospettiva. Kenny sembra essere un giocatore con grande upside, ben lontano dall’aver raggiunto il proprio ceiling (a differenza dei giocatori della D-Line di Alabama ancora on the board alla 27, più pronti e rifiniti ma anche più vicini ad essere “la versione definitiva di sè stessi”).

La struttura fisica di Clark è quella giusta, l’intelligenza anche, e l’età è tutta dalla sua parte.

 

JASON SPRIGGS, OT, INDIANA (2nd Round, 48esima scelta assoluta)

jason-spriggsAltezza e peso: 6’6″, 301 lbs.

Età ed esperienza: quasi 22 anni (nato il 17/5/1994), Senior

2015 Stats: 13 games started (su 13), 1102 snaps (511 pass-blocking snaps, 591 run-blocking snaps), 2 penalties, 3 sack, 2 hits e 6 hurries (PFF Premium Stats)

Honors: 2nd-Team All Big 10

Partite viste: Michigan State, Michigan, Ohio State.

Partiamo da un dato di fatto: Jason Spriggs deve piacere davvero tanto a Ted Thompson, perchè per selezionarlo il nostro taciturno GM ha rinunciato a quanto di più prezioso abbia al mondo, ossia delle draft picks. In particolare per ottenere la 48esima scelta assoluta dei Colts, Thompson ha spedito nella War Room della franchigia di Indianapolis la seconda scelta originaria dei Packers (57esima assoluta) più una quarta scelta (125esima) ed una settima (248esima). In termini di valore delle pick in questione, secondo la famosa “Draft Value Chart” elaborata decenni fa dai Dallas Cowboys di Jimmy Johnson ed ancora in voga nella NFL, i Packers ci hanno anche guadagnato (hanno “ceduto” 379 “punti”, acquisendone 420), ma sappiamo bene quanto Thompson sia (giustamente) affezionato ad ogni draft pick. Quindi, intanto, il giocatore era abbastanza in alto nella “big board” Green & Gold.

Guardando il suo game tape si capisce facilmente anche il motivo di questo innamoramento. Spriggs è infatti un ottimo atleta (come confermato anche nei test della Scouting Combine), forte, rapido nel footing e nei lateral movements, nonchè dotato di un invidiabile bilanciamento del corpo e di braccia possenti con cui a volte riesce a salvarsi da errori mentali o di posizionamento.

L’aspetto del gioco in cui eccelle è il run blocking nel sistema a zona (quello utilizzato praticamente sempre da Indiana), dove è sempre apparso sicuro del proprio assignment (cosa non così scontata nello zone blocking), forte e implacabile (“relentless” suona meno solenne, lo so) nel ripulire la zona di competenza. Ho particolarmente apprezzato la velocità e la sicurezza con cui riesce a raggiungere il “second level”, localizzando e colpendo senza esitazione in velocità il difensore di turno (cosa che peraltro mi fa pensare sarebbe ugualmente efficace anche nel power blocking scheme che sempre più sovente utilizzano i Packers, nonchè potrebbe tornare utile negli screen). L’aspetto dello zone blocking in cui deve sicuramente migliorare, e molto, è il cut block, dato che spesso i suoi tentativi di “tagliar fuori” il difensore andando basso sulle gambe risultano in goffi tuffi che lasciano lui a terra ed il difensore in piedi (ma per fortuna in questi casi l’azione si sviluppa dall’altro lato, dunque non sono di per sè errori gravi o “costosi” in termini di yards).

Meno dominante nel pass blocking, dove fatica maggiormente ad imporre la forza e l’atletismo di cui sopra e dove evidenzia alcune lacune su cui dovrà lavorare. A volte infatti esce lento dai blocchi perdendo il contatto col difensore, e anzichè spingere sui piedi, d’istinto rimane fermo cercando di colmare il gap estendendo le braccia e perdendo così definitivamente il matchup. Altre volte rimane troppo alto nell’uno contro uno, e riesce ad evitare di finire schienato solo grazie al bilanciamento ed alla forza delle braccia di cui parlavo prima.

Quando invece esce bene dai blocchi e mantiene il pad level appropriato (il più delle volte peraltro, non temete), risulta parecchio difficile aggirarlo o sovrastarlo fisicamente. Stabilito il contatto col difensore, l’ottimo footing, l’agilità laterale e la forza delle braccia giocano a suo favore annullando ogni velleità del pass rusher avversario. Se affrontato tramite bull rush, indietreggia forse un po’ ma senza mai dare l’impressione di essere in procinto di cedere. Utilizza le mani e le braccia in maniera ottima, stabilendo un buon punch iniziale e riuscendo a resistere ai tentativi di “swat” o “swim move” dei difensori. L’ottimo utilizzo dei piedi invece neutralizza in maniera quasi automatica i tentativi di spin moves.

In definitiva, la scelta della “trade up” è quantomai giustificata, e tra qualche anno, toccando ferro, potremmo guardare a questa decisione, ed a questa selezione, come ad un grandissimo steal. Partendo da doti atletiche non comuni nei giocatori della sua stazza, Spriggs gioca anche in maniera intelligente e committed. La giovane età poi fa pensare che possa ancora migliorare, correggendo i difetti ed imparando progressivamente i trucchetti del mestiere. A Green Bay almeno inizialmente potrà fare tutto questo con calma, senza dover affrettare i tempi, essendo il terzo tackle in depth chart dietro i titolari Bulaga e Bakthiari.

 

KYLER FACKRELL, OLB, UTAH STATE (3rd Round, 88esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’5″, 245 lbs.

Età ed esperienza: 24 anni (nato il 25/11/1991), Redshirt Senior

2015 Stats: 82 tackles, 11 TFL, 4 sack, 2 FF, 5 FR

Honors: 1st-Team All Mountain West

Partite viste: Colorado State, Boise State.

Fisicamente imponente, veloce (“deceptively fast”, direbbero in America), fluido nei movimenti e nei cambi di direzione nonostante l’ACL che lo ha costretto a saltare l’intera stagione 2014. E’ la quintessenza del giocatore versatile cui è possibile chiedere di tutto aspettandosi non solo grande impegno ma anche ottimi risultati. Nella difesa degli Aggies non si limitava a svolgere (bene) i classici compiti dell’OLB da 3-4 (pass rush e settaggio della edge nel running game). Spesso infatti scalava in coverage, non solo dalla posizione di linebacker ma persino da quella di slot corner. In man coverage nello slot contro i ricevitori ovviamente paga dazio (ma nessuno lo metterà nelle stesse condizioni in NFL, ed è successo raramente anche nelle due partite che ho visto io), ma per quanto riguarda la copertura a zona dimostra ottima “awareness”, ed in coverage su TE e RB non sfigura affatto.

La “awareness” è peraltro un tratto distintivo del suo game tape. E’ un giocatore assignment sure, sa sempre dove si trovi in campo e che cosa debba fare, legge e reagisce in fretta senza esitare.

Gioca sempre con lo sguardo rivolto verso la palla e difficilmente “cade” nelle misdirections nel running game. Setta molto bene la edge, ha un fantastico bilanciamento del corpo ed è quasi impossibile da spostare per i bloccatori (almeno quelli che ha affrontato nelle due partite che ho trovato, ed in generale quelli della Mountain West). Sfrutta molto bene le lunghe braccia per tenere a distanza i bloccatori, e sovrastandoli anche in altezza riesce a seguire lo sviluppo dell’azione spostandosi quindi a piacimento nella “running lane”. In situazioni di read option in cui è lasciato appositamente unblocked non “cade” nella finta o nel cercare a tutti i costi il pallone, ma segue il suo assignment.

In pass rush riesce a vincere il suo matchup sia all’esterno che all’interno, grazie soprattutto alla sua velocità o a finte di corpo rese possibili dall’ottimo footing. Non si lascia scoraggiare dai double teams e anzi vi si fionda in mezzo senza paura. Deve migliorare nell’utilizzo delle mani per liberarsi dai bloccatori perchè in NFL difficilmente potrà contare su una costante preponderanza fisica o atletica.
Il punch iniziale è decisamente migliorabile.

In definitiva, è un ottimo atleta ed un ottimo giocatore di football. Gioca con “confidence”, sa sempre quel che deve fare e lo fa senza esitare, coniugando in maniera efficace intelligenza ed istinto. In NFL potrà ovviamente contare su molta meno superiorità atletica rispetto agli avversari, ma lui stesso avrà dalla sua un altro anno di distanza dall’ACL.

Per quanto riguarda il suo impiego nella difesa dei Packers, credo abbia fatto pendere l’ago della bilancia dalla sua parte proprio la versatilità che ho provato a descrivere. Già solo saper settare bene la edge e trovarsi sempre nella zona giusta del campo gli farà guadagnare degli snap negli early downs. Se ci aggiungiamo la capacità di scalare in coverage, le possibilità di impiego aumentano esponenzialmente. Non mi stupirei dunque si provasse ad utilizzarlo un po’ “alla Matthews” (con le dovute proporzioni per carità), giostrandolo tra esterno ed interno in determinati pacchetti. Non sarà in grado di vincere costantemente gli one-on-one contro i tackle, non essendo un pass rusher puro, ma giostrato con maestria credo si toglierà e ci toglierà qualche soddisfazione già quest’anno.

 

BLAKE MARTINEZ, ILB, STANFORD (4th Round, Compensatory Pick, 131esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’1″, 237 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 9 gennaio 1994), Senior

2015 Stats: 138 tackles, 6.5 TFL, 2 sack, 1 INT, 6 PD.

2015 Honors: 1st-Team All Pac-12.

Partite viste: Notre Dame (2014), Iowa (2015).

Come oramai da tradizione, quella che per i fans e gli addetti ai lavori più o meno informati è una lacuna da far tremare i polsi, per Ted Thompson è una need secondaria da considerare solo al terzo giorno del Draft, possibilmente con una compensatory pick. Così come lo scorso anno con Jake Ryan infatti, anche quest’anno l’ILB tanto atteso arriva al quarto round, e stavolta, anzichè dalla Big 10, arriva dalla Pac 12.

Nella conference di provenienza sta forse la prima, fondamentale, differenza di approccio rispetto allo scorso anno. La Big 10 ha infatti un tipo di gioco molto più “vecchio stampo”, con formazioni offensive più chiuse e maggiormente votate al running game tradizionale. La Pac 12 invece ha un tipo di gioco più “moderno”, con spread offenses, Air-Raids e read options, e per sopravvivere in difesa contro attacchi di questo tipo serve maggiore velocità e propensione al coverage. La differenza tra le due conference è anche la differenza tra Jake Ryan e Blake Martinez: linebacker più tradizionale e votato alla difesa sulle corse il primo, giocatore più dinamico, capace di muoversi bene in campo aperto e scalare in coverage il secondo.

Martinez, first team All-Conference e macchina da tackle nell’anno da senior, è un giocatore attento, che segue bene le azioni e gli assignment, sempre ben posizionato in coverage negli spazi aperti. Un giocatore intelligente ed affidabile insomma, come nel nostro immaginario dovrebbe essere ogni studente di Stanford (si scherza, ma neanche tanto).

Se dal punto di vista del “football I.Q.” non c’è nulla da eccepire, non si può dire altrettanto della “forza bruta”, del leverage o degli angoli di placcaggio che utilizza. Nel running game infatti subisce più del dovuto il colpo iniziale dei bloccatori, finendo sbilanciato e senza la possibilità di intervenire sul portatore di palla. In particolare deve migliorare la lower-body strenght per riuscire a non indietreggiare al primo contatto o nei bloccaggi bassi.

Una maggiore forza nelle gambe gli consentirà peraltro anche di risultare più efficace nei placcaggi, dove a volte, se mal posizionato, cerca il tackle solo con le braccia finendo per mancare il portatore di palla.

Come detto, ha una buona “spatial awareness” in campo aperto, sa sempre dove si trova (e dove dovrebbe essere) e raramente manca un assignment. Questo, unito a buona velocità e discreti cambi di direzione, lo rende l’ideale coverage linebacker nei sub-packages. Al momento infatti il suo gioco contro le corse, per via delle limitazioni fisiche di cui sopra, è abbastanza deficitario e non adatto a tre down nella NFL. Ma ovviamente, è utile ricordarlo, non è stato draftato al quarto giro per essere il nuovo Luke Kuechly quanto più che altro per aiutare la difesa in determinate situazioni. Nell’ultima stagione di college football peraltro, in coverage, secondo la meticolosa analisi play-by-play di Pro Football Focus, è stato il miglior linebacker dell’intera Draft Class 2016.

In definitiva, si tratta di una scelta intelligente, e di un giocatore intelligente che potrà contribuire fin da subito in determinate situazioni.

 

DEAN LOWRY, DE, NORTHWESTERN (4th Round, Compensatory Pick, 137esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’6″, 296 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 9 giugno 1994), Senior

2015 Stats: 46 tackles, 13.5 TFL, 3 sack

2015 Honors: 2nd-Team All Big 10.

Partite viste: Ball State, Nebraska.

Prototipo del defensive end da 3-4 ma schierato un po’ ovunque nella D-Line di Northwestern, fisicamente imponente e ben costruito. Ha una buona tecnica nell’utilizzo delle mani e delle braccia che gli consente, nei passing down, di provare ad interferire non solo tramite la pass rush ma anche saltando e cercando di deviare il pallone sulla linea di scrimmage. Ha un buon bilanciamento del corpo e riesce abbastanza agevolmente a togliersi di dosso le mani dei bloccatori.

Schematicamente versatile come piace a Capers, è stato schierato come classico 5-Technique, ma anche come 3-Techinque e come interior lineman in posizione di NT o nell’A-gap, nonchè in qualche occasione come end in piedi per poi scalare in coverage. Esce bene dai “blocchi di partenza” dopo lo snap e va bene a contatto col bloccatore. E’ più “quick” che “fast” e questo è evidente quando deve inseguire il portatore di palla o nei cambi di direzione.

Tende ad andare in overpursuit e ad essere poco disciplinato in alcune circostanze, specie nelle reazioni a option del QB o finte di corsa e misdirections dietro la linea di scrimmage. Sceglie immediatamente, d’istinto, da che parte andare e se la scelta non si rivela felice arranca non riuscendo a recuperare il terreno perduto mancando così diversi placcaggi per carenza di “closing speed”.

In pass rush ha un repertorio limitato e patisce i raddoppi. Bilancia la carenza di “moves” con la propensione a saltare per dare fastidio al QB o per cercare di bloccare il pallone sulla linea di scrimmage dopo il lancio.

Gioca sempre sino al fischio finale, con grande effort e work ethic.

 

TREVOR DAVIS, WR, CAL (5th Round, 163esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’1″, 188 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 4 luglio 1993), Senior

2015 Stats: 40 ricezioni, 672 yards (16.8 yards per catch), 2 TD; 32 kick-off returns, 686 yards (21.4 yards per return), 6 punt returns, 45 yards (7.5 yards per punt)

L’unico skill player del Draft 2016 dei Packers arriva nel quinto round ed in un reparto, quello dei ricevitori, che presenta una singolare anomalia.

Fino allo scorso anno infatti si pensava che quello dei WR fosse uno dei reparti più solidi della squadra. Nel 2014 Jordy Nelson e Randall Cobb erano emersi come uno dei migliori tandem di ricevitori della Lega, e anche senza Nelson, infortunatosi nella seconda di Preseason a Pittsburgh, si pensava che i restanti ricevitori fornissero sufficienti garanzie.

Come sappiamo bene però, così non è stato. Gli infortuni hanno continuato ad affliggere il reparto (Abbrederis: concussion e costole rotte; Cobb: persistente problema alla clavicola e polmone perforato nel Divisional; Davante Adams: diverse partite saltate per un problema alla caviglia; Ty Montgomery: fuori 12 partite per un problema alla caviglia). Jeff Janis poi per praticamente tutto il 2015 non è stato ritenuto pronto per un “posto fisso” in attacco.

James Jones è stato il leading receiver dei Packers lo scorso anno, ed in un reparto che ha deluso moltissimo è l’unico a non aver ottenuto la riconferma. Si punta ovviamente sul ritorno di Nelson, e sul conseguente effetto a catena che un ricevitore del suo calibro può avere su tutti gli altri ricevitori. E si punta soprattutto su una stagione con meno infortuni. Sulla carta, se al 100%, Nelson e Cobb formano ancora uno dei migliori tandem dell’NFL, Montgomery ha dimostrato di poter essere un “bigger Randall Cobb” capace di giocare sia nello slot che a partire dal backfield, Adams merita per lo meno un’altra chance e Janis dopo QUELL’ULTIMO DRIVE nel deserto dell’Arizona non ha fatto che accrescere l’hype gigantesco che lo circonda sin dal rookie year.

Insomma, nonostante la pessima annata appena trascorsa, si è pensato che il “receiving corp” non abbia bisogno di stravolgimenti.

In questo si inserisce Trevor Davis, un giocatore estremamente veloce (4.42 nelle 40 yards alla Combine) e fisico (abituato a ricevere nel traffico sui WR-screen, nonchè a ritornare i kickoff), ma non un upgrade istantaneo della posizione.

Se infatti velocità e fisicità sono buone basi da cui partire per un ricevitore, gli altri aspetti fondamentali del ruolo sono la conoscenza del “route tree” e dei diversi tipi di coverage (e come reagire ad essi), nonchè le tecniche di release. In questo, Davis è decisamente “raw”, avendo giocato in un sistema offensivo molto semplificato e distante da quanto troverà in NFL.

Abituato a correre dritto per dritto (la cosiddetta “go route”) o a ricevere la palla all’altezza della linea di scrimmage nei “bubble” o “tunnel” screens, dovrà prima di tutto imparare ad essere efficace ed affidabile anche negli altri tipi di tracce (tutte le altre), e come può testimoniare Jeff Janis, non è una cosa così automatica.

E’ un atleta decisamente sopra la media, e questo si evidenzia non solo nella velocità di punta ma anche nel controllo del corpo e nell’agilità. Riesce a localizzare bene il pallone downfield, ha buone mani, non ha paura del contatto fisico o di ricevere il pallone nel traffico, è abile nel liberarsi dei difensori con finte e riesce a ricevere il pallone anche partendo da un posizionamento sfavorevole grazie ad un invidiabile controllo del corpo e capacità di “body adjustment”.

Inizialmente, con tutta probabilità, contribuirà principalmente nel return game, dove nella sua carriera collegiale ha dimostrato istinto e una buona capacità di seguire i blocchi trovando la giusta running lane. Per quanto riguarda il suo ruolo in attacco, l’inserimento, se ci sarà, avverrà in maniera graduale, non appena avrà migliorato significativamente la qualità delle tracce e più in generale il suo “football I.Q.”.

Data l’altezza (6’1″), probabilmente una delle prime cose che dovrà fare una volta a Green Bay sarà aggiungere qualche pound ai 188 attuali, aumentando contestualmente anche l’upper-body strength.

Nella scelta di Davis è riconoscibilissima la mano di Ted Thompson, che spesso nei giri bassi del draft tenta di pescare il jolly selezionando un atleta, più che un giocatore fatto e finito, affidando poi al coaching staff il compito di trasformare l’atleta in giocatore.

 

KYLE MURPHY, OT, STANFORD (6th Round, 200esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’6″, 305 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato l’11 dicembre 1993), Senior

2015 Stats: 919 snaps (373 pass-blocking snaps, 546 run-blocking snaps), 4 penalties, 3 sack, 3 hits e 10 hurries (PFF Premium Stats)

2015 Honors: 1st-Team All Pac-12

Partite viste: Cal, Northwestern, UCLA.

Trovare al sesto giro un giocatore come Murphy tra qualche anno potrebbe a tutti gli effetti configurarsi come uno steal ben più grande di quanto non sembri già ora. Si tratta infatti infatti un giocatore molto solido, intelligente ed affidabile sia nel passing game che nel running game, pur senza risultare dominante.

Non ha l’agilità, il quick footing o il lateral movement di un Jason Spriggs (per restare alla Draft Class dei Packers), e questo a volte lo mette nei guai, specie nel fronteggiare speed rush, spin moves, stunts e in generale in quelle situazioni di incertezza in cui non ha stabilito il contatto col difensore.

Laddove invece avviene l’engagement col difensore, ho apprezzato molto la voglia di portare a termine i blocchi continuando a pestare sui piedi e non fermandosi mai prima del fischio dell’arbitro. Nel running game questo lo porta a creare bellissime rushing lanes ruotando verso l’interno o verso l’esterno il difensore e creando il classico “seal” di lombardiana memoria. Lo “spunto” iniziale ed il pad level lo rendono efficace in situazioni di short yardage, in cui riesce ad evitare ogni tipo di penetrazione dal suo lato.

Restando al running game, Murphy è un “willing blocker” anche nel secondo livello della difesa e downfield negli screen, ma la sua tecnica non è perfetta e a volte, pur localizzando e raggiungendo velocemente (si muove molto bene negli spazi aperti) ed in maniera efficace il difensore da bloccare, diventa ansioso di creare l’ingaggio e anzichè continuare a correre per chiudere il gap, si sbilancia in avanti cercando il contatto con le braccia troppo presto. Questo, invariabilmente, lo porta o a cadere in avanti o, quando va meglio, a colpire il difensore facendolo però “rimbalzare” all’indietro e consentendogli di allontanarsi immediatamente. Le volte in cui non commette questo errore, dovuto credo più ad “ansia da prestazione” che altro, riesce efficacemente a spostare il difensore nella direzione desiderata, anche se il punch iniziale non è eccessivamente potente (ed infatti le 23 reps di bench press alla Combine confermano una carenza di upper-body strength).

In pass protection dimostra discreta awareness e commette pochi errori mentali, pur con le limitazioni di atletismo ed agilità di cui parlavo all’inizio. Soffre infatti la speed rush e tende a farsi battere sulla spalla esterna, e quando succede allunga il braccio per tentare di salvare il salvabile risultando in azioni che in NFL sarebbero plateali holding. Non riconosce adeguatamente gli stunts (forse più per mancanze del coaching staff, che per sue mancanze), e quando si trova a fronteggiarne uno tende a restare all’esterno anzichè scalare verso l’interno della tasca. A volte va in “over-commitment” verso un lato, ed è quasi come venisse colto di sorpresa nel momento in cui il difensore lo batte in agilità spostandosi verso il lato lasciato scoperto.

Non potendo contare su mezzi atletici superiori alla media, almeno per quanto riguarda agilità laterale e footing, deve essere al 100% dal punto di vista mentale per processare le informazioni in anticipo anzichè reagire d’istinto a quanto succede, recuperando quindi con la “anticipation” ciò a cui non può far fronte con puro atletismo (motivo peraltro per il quale nel running game è un ottimo power blocker: i movimenti che deve compiere lungo la linea sono preordinati). In questo senso dunque è molto diverso da Spriggs, ma offre ugualmente ottime prospettive di crescita perchè con coaching, studio ed esperienza aumenterà anche la sua awareness e con essa la capacità di riconoscere e fronteggiare ogni situazione.

Salvatore Ioppolo