IPFN Podcast S04E13 – I Packers tra speranze e preoccupazioni

La vittoria contro i Dolphins dà qualche speranza circa la direzione in cui sta andando la squadra. Finalmente, è stata data ad Aaron Jones la possibilità di fare la differenza in un attacco non totalmente sbilanciato a favore dei passaggi, mentre la difesa è riuscita a tenere gli avversari fuori dalla end zone, concedendo solo FG grazie a sei sack ed un intercetto. Preoccupano però i soliti clamorosi errori mentali e di gestione del cronometro, nonchè l’assoluta inadeguatezza degli Special Teams. Tra le altre cose, vi spieghiamo perchè, tra l’ira generale, dopo la partita abbiamo definito la prestazione di Aaron Rodgers “preoccupante”.

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IPFN S04E10 – L’attesa per la sfida contro i Rams

La noia della Bye Week, in cui la notizia principale proveniente da Green Bay è stata la firma di un paisà nella Practice Squad, ci consente di analizzare a mente fredda lo stato della squadra dopo sei partite, a pochi giorni dalla fondamentale sfida contro gli imbattuti LA Rams.

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IPFN S04E09 – Coronarie e telecomandi

La vittoria in rimonta contro i 49ers ci consegna l’ennesima prova bipolare di una squadra capace di tutto e di niente. Rodgers alterna magie fantascientifiche a clamorosi vuoti, la difesa non si sveglia mai prima del secondo tempo, e noi rischiamo coronarie e telecomandi ogni settimana. Dopo il bye, il calendario si fa durissimo e servirà più costanza, in un senso o nell’altro.

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IPFN S04E08 – Siamo sicuri che i Packers siano una contender?

La sconfitta di Detroit, arrivata dopo l’ennesima prestazione patetica, pone seri interrogativi su che cosa possa realmente essere questa squadra. Forse dobbiamo semplicemente abituarci all’idea che i Packers non siano una contender.

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Packers Podcast S04E07 – Il 22-0 ai Bills lascia l’amaro in bocca

La vittoria contro i Bills ha portato in dote il primo shutout dal 2010, ma allo stesso tempo non ha fatto nulla per fugare le nostre perplessità circa una gestione supponente e concettualmente errata dell’attacco, in cui la ricerca del big-play ad ogni costo, anche sul 19-0, ha fatto sparire un running game in palla esponendo Aaron Rodgers a rischi inutili.

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Qualche pensiero sui Packers dopo il rinnovo di Aaron Rodgers

1) Non lasciatevi ingannare dalle cifre del contratto di Rodgers (contratto più alto nella storia della NFL, signing bonus più alto nella storia della NFL, guaranteed money più elevata nella storia della NFL, average annuale più alta nella storia della NFL). Sembra essere un ottimo contratto, strutturato in maniera intelligente grazie anche ai due anni restanti sul contratto attuale. I 134 milioni in quattro anni (33,5 milioni l’anno) di estensione, verranno spalmati su sei anni, comprendendo anche i due anni che restavano sul vecchio contratto. In questi due anni (2018-2019) Rodgers avrebbe avuto un impatto sul Salary Cap di 20,5 (2018) e 21,1 milioni (2019). Sommando questi 41,6 milioni ai 134 di “new money”, l’average annuale diventa di 29,3 milioni di dollari. Col Cap che negli ultimi anni è cresciuto di almeno dieci milioni di dollari l’anno, la percentuale di cap investita su Rodgers diminuirà progressivamente. Anche il precedente contratto era il più alto della storia, e ce la siamo cavata bene ugualmente;

2) Con questa estensione, Rodgers è legato ai Packers fino al 2023, quando avrà 41 anni. Progressivamente l’atletismo quasi soprannaturale con cui gioca andrà scemando, lasciandogli comunque l’incredibile intelligenza e l’elevatissimo football IQ per risultare ugualmente letale giocando nella tasca anzichè come gioca ora. Ci divertiremo ugualmente, anzi forse anche di più. Chi segue questa pagina da tempo sufficiente sa che le mie critiche nei confronti di Rodgers riguardano la sua testardaggine nel non voler giocare in maniera strutturata. Quando sarà costretto a farlo da Madre Natura, vedremo un QB letale nelle letture, che gioca in ritmo, che rilascia rapidamente il pallone e che non verrà fermato neanche con le cannonate dalle difese avversarie;

3) La trade che ha spedito Brett Hundley a Seattle, nonostante le scene di giubilo con cui è stata accolta sui social network, mi lascia abbastanza perplesso. Che DeShone Kizer abbia maggior upside è palese e lo abbiamo più volte ripetuto anche nel podcast, ma non sarebbe pronto a subentrare a Rodgers quest’anno in caso dovesse succedere qualcosa. Neanche Hundley era pronto l’anno scorso, direte voi, e siamo d’accordo, ma allo stesso modo tra Hundley e Kizer il miglior QB nel corso di questa Preseason era Hundley. Senza considerare come l’anno scorso uno dei pochi QB statisticamente peggiori di Hundley sia stato proprio Kizer. Si è scommesso sul potenziale di Kizer, ma soprattutto sul fatto che quest’anno Rodgers giochi tutte le partite. Incrociamo le dita;

4) Si è parlato ad nauseam dei motivi per cui dal 2015 ad oggi i Packers abbiano deluso le aspettative. Posto che deludere le aspettative, quando le aspettative sono il Lombardi Trophy ogni anno, è abbastanza semplice, credo che si possa sintetizzare il tutto così, dal punto di vista “filosofico”: Ted Thompson voleva costruire il roster a modo suo, Mike McCarthy voleva allenare la squadra a modo suo ed Aaron Rodgers voleva giocare QB a modo suo. Gli sconvolgimenti apportati in offseason a Front Office e Coaching Staff dovrebbero aver portato gli uomini-chiave ad un riallineamento, e dovremmo dunque vedere maggiore sinergia tra GM, head coach e QB;

5) Non perdonerò mai a Brian Gutekunst il rilascio di Jordy Nelson, ma devo ammettere che sulla carta le sue mosse fino a questo momento (Jordy a parte) sono state impeccabili. Ha ricostruito un reparto, quello dei tight-ends, che da almeno un decennio viveva nell’anonimato e che nella persona di Brandon Bostik ci è anche costato materialmente una apparizione al Super Bowl. Ha creato quella che (ancora sulla carta) è una delle migliori D-Line della Lega, aggiungendo Mo Wilkerson a Mike Daniels e Kenny Clark. Ha ricostruito il reparto dei cornerbacks, grazie a due ottime scelte al Draft, Jaire Alexander e Josh Jackson, aggiungendovi il vecchio cuore Packers Tramon Williams a far da chioccia. Ha giocato sapientemente con trade-up e trade-down durante lo scorso draft, portando a casa una prima scelta supplementare nel 2019. Se non avesse tagliato Jordy, il mio voto alla sua prima offseason da GM sarebbe 9. Il fatto che stia continuando a modificare il roster, con due piccole trade negli ultimi tre giorni, fa ben sperare circa la sua tenure da GM e sul fatto che abbia la predisposizione mentale per non restare arroccato nella sua torre d’avorio come troppo spesso ha fatto Ted Thompson negli ultimi anni.

GO PACK.

Salvatore Ioppolo

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