IPFN #48 – Così è (se vi pare)

IPFN SmallIl Draft 2016 è in archivio. I giocatori scelti da Ted Thompson rispondono tutti a determinate “linee guida” che noi cercheremo di individuare nel descriverli rapidamente uno ad uno. Il punto fondamentale è che noi possiamo avere le opinioni che vogliamo su ogni giocatore, ma quel che conta, come sempre, è ciò che Ted ha visto in loro. In più, qualche considerazione in generale sul Draft delle altre squadre, ed alcune notizie extra-Draft.

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I nuovi Packers: gli scouting reports sulla Draft Class 2016

Il Draft 2016 è ormai in archivio, e a breve i rookies si uniranno ai veterani nelle Organized Team Activities (OTAs) per preparare al meglio la nuova stagione.

E’ ancora troppo presto, ovviamente, per dare un giudizio ragionato (e sensato) sui sette giocatori selezionati dai Packers nella tre-giorni di Chicago. Quello che possiamo fare però è provare a conoscere meglio i ragazzi ritenuti da Ted Thompson meritevoli di indossare il glorioso Green & Gold.

Per farlo, mi sono affidato, semplicemente, al loro game tape, nonchè alle statistiche sulla loro produzione nell’ultimo anno di college ed ai measurements di Scouting Combine o Pro Day.

Nei seguenti reports ho quindi provato ad evidenziare pregi, difetti, punti di forza e aspetti da migliorare di ogni componente della Draft Class 2016 dei Packers.

 

KENNY CLARK, DT, UCLA (1st Round, 27esima scelta assoluta)

CatturaAltezza e peso: 6’3″, 314 lbs.

Età ed esperienza: 20 anni (nato il 4/10/1995), Junior (3 anni di esperienza collegiale)

2015 Stats: 75 tackles, 11 TFL, 6 sack, 5 PBUs

Honors: 3rd-Team All American, 1st-Team All Pac-12.

Partite viste: Arizona, Stanford, Nebraska.

Partiamo da una considerazione che dovrebbe essere ovvia: Kenny Clark non è un giocatore perfetto. E’ difficile esserlo in generale, del resto, quindi figuriamoci ad appena vent’anni. Se Ted Thompson ha deciso di portarlo a Green Bay con la 27esima scelta assoluta non è tanto per quanto ha già fatto nella sua carriera collegiale (spesa ad UCLA come Datone Jones) ma per quanto pensa potrà fare negli anni a venire, col giusto coaching, a partire dalle doti fisiche e mentali evidenziate nei tre anni (è un Junior) al sole della California.

Guardando il suo game tape, mi è sembrato un giocatore intelligente, più “cerebrale” che istintivo nonostante il grande fisico di cui dispone. Non fa del “motor inesauribile” il tratto distintivo del suo gioco, incentrato più che altro sulla capacità di diagnosticare le azioni, occupare il gap di competenza e portare a termine l’assignment più volte di quanto invece non sbagli.

Utilizzato principalmente in posizione di nose tackle (0-technique), a volte è anche stato schierato nell’A-gap (1-technique) e tra guardia e tackle (3-technique).

Nel running game gli piace vedere e diagnosticare l’azione, e spesso e volentieri riesce a farlo controllando il point of attack con un buon bilanciamento del corpo, buon posizionamento dei piedi, la schiena arcuata e la testa alta. Il punch iniziale ed il posizionamento delle mani sui pads degli avversari è buono, e questo spesso gli consente di creare separazione grazie all’estensione delle braccia, riuscendo così a guardarsi attorno, riconoscere la direzione della corsa ed occupare la giusta posizione liberandosi del bloccatore o portandolo con sè nella direzione desiderata.

A volte sembra si addormenti, ma non credo sia mancanza d’effort quanto piuttosto l’aspetto cerebrale citato prima: essendo poco istintivo, se non riesce a vedere bene l’azione, o se non si sente in posizione ideale per fare la differenza, attende troppo, perdendo il vantaggio fisico che spesso ha nei confronti degli offensive linemen interni. Nei double teams, la sua percentuale di successo è praticamente pari a zero. La reazione in condizioni non favorevoli è sicuramente un aspetto su cui dovrà lavorare, perchè quando invece è convinto dei propri mezzi e dell’assignment, si sente in controllo della situazione e “processa” in fretta le informazioni, tende a fare la differenza.

Deve anche migliorare la “reazione” dai blocchi di partenza in situazioni di short yardage, dove tende a farsi trovare più alto del diretto avversario perdendo quindi leverage.

In pass rush, la sua bull rush (il “dritto per dritto” di forza, contro il diretto bloccatore) è potente ed efficacissima in situazioni di one-on-one. Come nel running game però, basta raddoppiarlo per renderlo sostanzialmente inefficace. Oltre alla bull rush, il suo repertorio è abbastanza limitato, quindi, almeno per ora, non aspettatevi spin moves o altra roba cool. Potrebbe però avere successo al “piano di sopra” anche negli stunt (gli incroci tra due defensive linemen), grazie alla “short area quickness” e all’esplosività con cui arriva a contatto col bloccatore in spazi aperti.

In definitiva, credo che questa scelta abbia senso se vista in prospettiva. Kenny sembra essere un giocatore con grande upside, ben lontano dall’aver raggiunto il proprio ceiling (a differenza dei giocatori della D-Line di Alabama ancora on the board alla 27, più pronti e rifiniti ma anche più vicini ad essere “la versione definitiva di sè stessi”).

La struttura fisica di Clark è quella giusta, l’intelligenza anche, e l’età è tutta dalla sua parte.

 

JASON SPRIGGS, OT, INDIANA (2nd Round, 48esima scelta assoluta)

jason-spriggsAltezza e peso: 6’6″, 301 lbs.

Età ed esperienza: quasi 22 anni (nato il 17/5/1994), Senior

2015 Stats: 13 games started (su 13), 1102 snaps (511 pass-blocking snaps, 591 run-blocking snaps), 2 penalties, 3 sack, 2 hits e 6 hurries (PFF Premium Stats)

Honors: 2nd-Team All Big 10

Partite viste: Michigan State, Michigan, Ohio State.

Partiamo da un dato di fatto: Jason Spriggs deve piacere davvero tanto a Ted Thompson, perchè per selezionarlo il nostro taciturno GM ha rinunciato a quanto di più prezioso abbia al mondo, ossia delle draft picks. In particolare per ottenere la 48esima scelta assoluta dei Colts, Thompson ha spedito nella War Room della franchigia di Indianapolis la seconda scelta originaria dei Packers (57esima assoluta) più una quarta scelta (125esima) ed una settima (248esima). In termini di valore delle pick in questione, secondo la famosa “Draft Value Chart” elaborata decenni fa dai Dallas Cowboys di Jimmy Johnson ed ancora in voga nella NFL, i Packers ci hanno anche guadagnato (hanno “ceduto” 379 “punti”, acquisendone 420), ma sappiamo bene quanto Thompson sia (giustamente) affezionato ad ogni draft pick. Quindi, intanto, il giocatore era abbastanza in alto nella “big board” Green & Gold.

Guardando il suo game tape si capisce facilmente anche il motivo di questo innamoramento. Spriggs è infatti un ottimo atleta (come confermato anche nei test della Scouting Combine), forte, rapido nel footing e nei lateral movements, nonchè dotato di un invidiabile bilanciamento del corpo e di braccia possenti con cui a volte riesce a salvarsi da errori mentali o di posizionamento.

L’aspetto del gioco in cui eccelle è il run blocking nel sistema a zona (quello utilizzato praticamente sempre da Indiana), dove è sempre apparso sicuro del proprio assignment (cosa non così scontata nello zone blocking), forte e implacabile (“relentless” suona meno solenne, lo so) nel ripulire la zona di competenza. Ho particolarmente apprezzato la velocità e la sicurezza con cui riesce a raggiungere il “second level”, localizzando e colpendo senza esitazione in velocità il difensore di turno (cosa che peraltro mi fa pensare sarebbe ugualmente efficace anche nel power blocking scheme che sempre più sovente utilizzano i Packers, nonchè potrebbe tornare utile negli screen). L’aspetto dello zone blocking in cui deve sicuramente migliorare, e molto, è il cut block, dato che spesso i suoi tentativi di “tagliar fuori” il difensore andando basso sulle gambe risultano in goffi tuffi che lasciano lui a terra ed il difensore in piedi (ma per fortuna in questi casi l’azione si sviluppa dall’altro lato, dunque non sono di per sè errori gravi o “costosi” in termini di yards).

Meno dominante nel pass blocking, dove fatica maggiormente ad imporre la forza e l’atletismo di cui sopra e dove evidenzia alcune lacune su cui dovrà lavorare. A volte infatti esce lento dai blocchi perdendo il contatto col difensore, e anzichè spingere sui piedi, d’istinto rimane fermo cercando di colmare il gap estendendo le braccia e perdendo così definitivamente il matchup. Altre volte rimane troppo alto nell’uno contro uno, e riesce ad evitare di finire schienato solo grazie al bilanciamento ed alla forza delle braccia di cui parlavo prima.

Quando invece esce bene dai blocchi e mantiene il pad level appropriato (il più delle volte peraltro, non temete), risulta parecchio difficile aggirarlo o sovrastarlo fisicamente. Stabilito il contatto col difensore, l’ottimo footing, l’agilità laterale e la forza delle braccia giocano a suo favore annullando ogni velleità del pass rusher avversario. Se affrontato tramite bull rush, indietreggia forse un po’ ma senza mai dare l’impressione di essere in procinto di cedere. Utilizza le mani e le braccia in maniera ottima, stabilendo un buon punch iniziale e riuscendo a resistere ai tentativi di “swat” o “swim move” dei difensori. L’ottimo utilizzo dei piedi invece neutralizza in maniera quasi automatica i tentativi di spin moves.

In definitiva, la scelta della “trade up” è quantomai giustificata, e tra qualche anno, toccando ferro, potremmo guardare a questa decisione, ed a questa selezione, come ad un grandissimo steal. Partendo da doti atletiche non comuni nei giocatori della sua stazza, Spriggs gioca anche in maniera intelligente e committed. La giovane età poi fa pensare che possa ancora migliorare, correggendo i difetti ed imparando progressivamente i trucchetti del mestiere. A Green Bay almeno inizialmente potrà fare tutto questo con calma, senza dover affrettare i tempi, essendo il terzo tackle in depth chart dietro i titolari Bulaga e Bakthiari.

 

KYLER FACKRELL, OLB, UTAH STATE (3rd Round, 88esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’5″, 245 lbs.

Età ed esperienza: 24 anni (nato il 25/11/1991), Redshirt Senior

2015 Stats: 82 tackles, 11 TFL, 4 sack, 2 FF, 5 FR

Honors: 1st-Team All Mountain West

Partite viste: Colorado State, Boise State.

Fisicamente imponente, veloce (“deceptively fast”, direbbero in America), fluido nei movimenti e nei cambi di direzione nonostante l’ACL che lo ha costretto a saltare l’intera stagione 2014. E’ la quintessenza del giocatore versatile cui è possibile chiedere di tutto aspettandosi non solo grande impegno ma anche ottimi risultati. Nella difesa degli Aggies non si limitava a svolgere (bene) i classici compiti dell’OLB da 3-4 (pass rush e settaggio della edge nel running game). Spesso infatti scalava in coverage, non solo dalla posizione di linebacker ma persino da quella di slot corner. In man coverage nello slot contro i ricevitori ovviamente paga dazio (ma nessuno lo metterà nelle stesse condizioni in NFL, ed è successo raramente anche nelle due partite che ho visto io), ma per quanto riguarda la copertura a zona dimostra ottima “awareness”, ed in coverage su TE e RB non sfigura affatto.

La “awareness” è peraltro un tratto distintivo del suo game tape. E’ un giocatore assignment sure, sa sempre dove si trovi in campo e che cosa debba fare, legge e reagisce in fretta senza esitare.

Gioca sempre con lo sguardo rivolto verso la palla e difficilmente “cade” nelle misdirections nel running game. Setta molto bene la edge, ha un fantastico bilanciamento del corpo ed è quasi impossibile da spostare per i bloccatori (almeno quelli che ha affrontato nelle due partite che ho trovato, ed in generale quelli della Mountain West). Sfrutta molto bene le lunghe braccia per tenere a distanza i bloccatori, e sovrastandoli anche in altezza riesce a seguire lo sviluppo dell’azione spostandosi quindi a piacimento nella “running lane”. In situazioni di read option in cui è lasciato appositamente unblocked non “cade” nella finta o nel cercare a tutti i costi il pallone, ma segue il suo assignment.

In pass rush riesce a vincere il suo matchup sia all’esterno che all’interno, grazie soprattutto alla sua velocità o a finte di corpo rese possibili dall’ottimo footing. Non si lascia scoraggiare dai double teams e anzi vi si fionda in mezzo senza paura. Deve migliorare nell’utilizzo delle mani per liberarsi dai bloccatori perchè in NFL difficilmente potrà contare su una costante preponderanza fisica o atletica.
Il punch iniziale è decisamente migliorabile.

In definitiva, è un ottimo atleta ed un ottimo giocatore di football. Gioca con “confidence”, sa sempre quel che deve fare e lo fa senza esitare, coniugando in maniera efficace intelligenza ed istinto. In NFL potrà ovviamente contare su molta meno superiorità atletica rispetto agli avversari, ma lui stesso avrà dalla sua un altro anno di distanza dall’ACL.

Per quanto riguarda il suo impiego nella difesa dei Packers, credo abbia fatto pendere l’ago della bilancia dalla sua parte proprio la versatilità che ho provato a descrivere. Già solo saper settare bene la edge e trovarsi sempre nella zona giusta del campo gli farà guadagnare degli snap negli early downs. Se ci aggiungiamo la capacità di scalare in coverage, le possibilità di impiego aumentano esponenzialmente. Non mi stupirei dunque si provasse ad utilizzarlo un po’ “alla Matthews” (con le dovute proporzioni per carità), giostrandolo tra esterno ed interno in determinati pacchetti. Non sarà in grado di vincere costantemente gli one-on-one contro i tackle, non essendo un pass rusher puro, ma giostrato con maestria credo si toglierà e ci toglierà qualche soddisfazione già quest’anno.

 

BLAKE MARTINEZ, ILB, STANFORD (4th Round, Compensatory Pick, 131esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’1″, 237 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 9 gennaio 1994), Senior

2015 Stats: 138 tackles, 6.5 TFL, 2 sack, 1 INT, 6 PD.

2015 Honors: 1st-Team All Pac-12.

Partite viste: Notre Dame (2014), Iowa (2015).

Come oramai da tradizione, quella che per i fans e gli addetti ai lavori più o meno informati è una lacuna da far tremare i polsi, per Ted Thompson è una need secondaria da considerare solo al terzo giorno del Draft, possibilmente con una compensatory pick. Così come lo scorso anno con Jake Ryan infatti, anche quest’anno l’ILB tanto atteso arriva al quarto round, e stavolta, anzichè dalla Big 10, arriva dalla Pac 12.

Nella conference di provenienza sta forse la prima, fondamentale, differenza di approccio rispetto allo scorso anno. La Big 10 ha infatti un tipo di gioco molto più “vecchio stampo”, con formazioni offensive più chiuse e maggiormente votate al running game tradizionale. La Pac 12 invece ha un tipo di gioco più “moderno”, con spread offenses, Air-Raids e read options, e per sopravvivere in difesa contro attacchi di questo tipo serve maggiore velocità e propensione al coverage. La differenza tra le due conference è anche la differenza tra Jake Ryan e Blake Martinez: linebacker più tradizionale e votato alla difesa sulle corse il primo, giocatore più dinamico, capace di muoversi bene in campo aperto e scalare in coverage il secondo.

Martinez, first team All-Conference e macchina da tackle nell’anno da senior, è un giocatore attento, che segue bene le azioni e gli assignment, sempre ben posizionato in coverage negli spazi aperti. Un giocatore intelligente ed affidabile insomma, come nel nostro immaginario dovrebbe essere ogni studente di Stanford (si scherza, ma neanche tanto).

Se dal punto di vista del “football I.Q.” non c’è nulla da eccepire, non si può dire altrettanto della “forza bruta”, del leverage o degli angoli di placcaggio che utilizza. Nel running game infatti subisce più del dovuto il colpo iniziale dei bloccatori, finendo sbilanciato e senza la possibilità di intervenire sul portatore di palla. In particolare deve migliorare la lower-body strenght per riuscire a non indietreggiare al primo contatto o nei bloccaggi bassi.

Una maggiore forza nelle gambe gli consentirà peraltro anche di risultare più efficace nei placcaggi, dove a volte, se mal posizionato, cerca il tackle solo con le braccia finendo per mancare il portatore di palla.

Come detto, ha una buona “spatial awareness” in campo aperto, sa sempre dove si trova (e dove dovrebbe essere) e raramente manca un assignment. Questo, unito a buona velocità e discreti cambi di direzione, lo rende l’ideale coverage linebacker nei sub-packages. Al momento infatti il suo gioco contro le corse, per via delle limitazioni fisiche di cui sopra, è abbastanza deficitario e non adatto a tre down nella NFL. Ma ovviamente, è utile ricordarlo, non è stato draftato al quarto giro per essere il nuovo Luke Kuechly quanto più che altro per aiutare la difesa in determinate situazioni. Nell’ultima stagione di college football peraltro, in coverage, secondo la meticolosa analisi play-by-play di Pro Football Focus, è stato il miglior linebacker dell’intera Draft Class 2016.

In definitiva, si tratta di una scelta intelligente, e di un giocatore intelligente che potrà contribuire fin da subito in determinate situazioni.

 

DEAN LOWRY, DE, NORTHWESTERN (4th Round, Compensatory Pick, 137esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’6″, 296 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 9 giugno 1994), Senior

2015 Stats: 46 tackles, 13.5 TFL, 3 sack

2015 Honors: 2nd-Team All Big 10.

Partite viste: Ball State, Nebraska.

Prototipo del defensive end da 3-4 ma schierato un po’ ovunque nella D-Line di Northwestern, fisicamente imponente e ben costruito. Ha una buona tecnica nell’utilizzo delle mani e delle braccia che gli consente, nei passing down, di provare ad interferire non solo tramite la pass rush ma anche saltando e cercando di deviare il pallone sulla linea di scrimmage. Ha un buon bilanciamento del corpo e riesce abbastanza agevolmente a togliersi di dosso le mani dei bloccatori.

Schematicamente versatile come piace a Capers, è stato schierato come classico 5-Technique, ma anche come 3-Techinque e come interior lineman in posizione di NT o nell’A-gap, nonchè in qualche occasione come end in piedi per poi scalare in coverage. Esce bene dai “blocchi di partenza” dopo lo snap e va bene a contatto col bloccatore. E’ più “quick” che “fast” e questo è evidente quando deve inseguire il portatore di palla o nei cambi di direzione.

Tende ad andare in overpursuit e ad essere poco disciplinato in alcune circostanze, specie nelle reazioni a option del QB o finte di corsa e misdirections dietro la linea di scrimmage. Sceglie immediatamente, d’istinto, da che parte andare e se la scelta non si rivela felice arranca non riuscendo a recuperare il terreno perduto mancando così diversi placcaggi per carenza di “closing speed”.

In pass rush ha un repertorio limitato e patisce i raddoppi. Bilancia la carenza di “moves” con la propensione a saltare per dare fastidio al QB o per cercare di bloccare il pallone sulla linea di scrimmage dopo il lancio.

Gioca sempre sino al fischio finale, con grande effort e work ethic.

 

TREVOR DAVIS, WR, CAL (5th Round, 163esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’1″, 188 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato il 4 luglio 1993), Senior

2015 Stats: 40 ricezioni, 672 yards (16.8 yards per catch), 2 TD; 32 kick-off returns, 686 yards (21.4 yards per return), 6 punt returns, 45 yards (7.5 yards per punt)

L’unico skill player del Draft 2016 dei Packers arriva nel quinto round ed in un reparto, quello dei ricevitori, che presenta una singolare anomalia.

Fino allo scorso anno infatti si pensava che quello dei WR fosse uno dei reparti più solidi della squadra. Nel 2014 Jordy Nelson e Randall Cobb erano emersi come uno dei migliori tandem di ricevitori della Lega, e anche senza Nelson, infortunatosi nella seconda di Preseason a Pittsburgh, si pensava che i restanti ricevitori fornissero sufficienti garanzie.

Come sappiamo bene però, così non è stato. Gli infortuni hanno continuato ad affliggere il reparto (Abbrederis: concussion e costole rotte; Cobb: persistente problema alla clavicola e polmone perforato nel Divisional; Davante Adams: diverse partite saltate per un problema alla caviglia; Ty Montgomery: fuori 12 partite per un problema alla caviglia). Jeff Janis poi per praticamente tutto il 2015 non è stato ritenuto pronto per un “posto fisso” in attacco.

James Jones è stato il leading receiver dei Packers lo scorso anno, ed in un reparto che ha deluso moltissimo è l’unico a non aver ottenuto la riconferma. Si punta ovviamente sul ritorno di Nelson, e sul conseguente effetto a catena che un ricevitore del suo calibro può avere su tutti gli altri ricevitori. E si punta soprattutto su una stagione con meno infortuni. Sulla carta, se al 100%, Nelson e Cobb formano ancora uno dei migliori tandem dell’NFL, Montgomery ha dimostrato di poter essere un “bigger Randall Cobb” capace di giocare sia nello slot che a partire dal backfield, Adams merita per lo meno un’altra chance e Janis dopo QUELL’ULTIMO DRIVE nel deserto dell’Arizona non ha fatto che accrescere l’hype gigantesco che lo circonda sin dal rookie year.

Insomma, nonostante la pessima annata appena trascorsa, si è pensato che il “receiving corp” non abbia bisogno di stravolgimenti.

In questo si inserisce Trevor Davis, un giocatore estremamente veloce (4.42 nelle 40 yards alla Combine) e fisico (abituato a ricevere nel traffico sui WR-screen, nonchè a ritornare i kickoff), ma non un upgrade istantaneo della posizione.

Se infatti velocità e fisicità sono buone basi da cui partire per un ricevitore, gli altri aspetti fondamentali del ruolo sono la conoscenza del “route tree” e dei diversi tipi di coverage (e come reagire ad essi), nonchè le tecniche di release. In questo, Davis è decisamente “raw”, avendo giocato in un sistema offensivo molto semplificato e distante da quanto troverà in NFL.

Abituato a correre dritto per dritto (la cosiddetta “go route”) o a ricevere la palla all’altezza della linea di scrimmage nei “bubble” o “tunnel” screens, dovrà prima di tutto imparare ad essere efficace ed affidabile anche negli altri tipi di tracce (tutte le altre), e come può testimoniare Jeff Janis, non è una cosa così automatica.

E’ un atleta decisamente sopra la media, e questo si evidenzia non solo nella velocità di punta ma anche nel controllo del corpo e nell’agilità. Riesce a localizzare bene il pallone downfield, ha buone mani, non ha paura del contatto fisico o di ricevere il pallone nel traffico, è abile nel liberarsi dei difensori con finte e riesce a ricevere il pallone anche partendo da un posizionamento sfavorevole grazie ad un invidiabile controllo del corpo e capacità di “body adjustment”.

Inizialmente, con tutta probabilità, contribuirà principalmente nel return game, dove nella sua carriera collegiale ha dimostrato istinto e una buona capacità di seguire i blocchi trovando la giusta running lane. Per quanto riguarda il suo ruolo in attacco, l’inserimento, se ci sarà, avverrà in maniera graduale, non appena avrà migliorato significativamente la qualità delle tracce e più in generale il suo “football I.Q.”.

Data l’altezza (6’1″), probabilmente una delle prime cose che dovrà fare una volta a Green Bay sarà aggiungere qualche pound ai 188 attuali, aumentando contestualmente anche l’upper-body strength.

Nella scelta di Davis è riconoscibilissima la mano di Ted Thompson, che spesso nei giri bassi del draft tenta di pescare il jolly selezionando un atleta, più che un giocatore fatto e finito, affidando poi al coaching staff il compito di trasformare l’atleta in giocatore.

 

KYLE MURPHY, OT, STANFORD (6th Round, 200esima scelta assoluta)

Cattur2aAltezza e peso: 6’6″, 305 lbs.

Età ed esperienza: 22 anni (nato l’11 dicembre 1993), Senior

2015 Stats: 919 snaps (373 pass-blocking snaps, 546 run-blocking snaps), 4 penalties, 3 sack, 3 hits e 10 hurries (PFF Premium Stats)

2015 Honors: 1st-Team All Pac-12

Partite viste: Cal, Northwestern, UCLA.

Trovare al sesto giro un giocatore come Murphy tra qualche anno potrebbe a tutti gli effetti configurarsi come uno steal ben più grande di quanto non sembri già ora. Si tratta infatti infatti un giocatore molto solido, intelligente ed affidabile sia nel passing game che nel running game, pur senza risultare dominante.

Non ha l’agilità, il quick footing o il lateral movement di un Jason Spriggs (per restare alla Draft Class dei Packers), e questo a volte lo mette nei guai, specie nel fronteggiare speed rush, spin moves, stunts e in generale in quelle situazioni di incertezza in cui non ha stabilito il contatto col difensore.

Laddove invece avviene l’engagement col difensore, ho apprezzato molto la voglia di portare a termine i blocchi continuando a pestare sui piedi e non fermandosi mai prima del fischio dell’arbitro. Nel running game questo lo porta a creare bellissime rushing lanes ruotando verso l’interno o verso l’esterno il difensore e creando il classico “seal” di lombardiana memoria. Lo “spunto” iniziale ed il pad level lo rendono efficace in situazioni di short yardage, in cui riesce ad evitare ogni tipo di penetrazione dal suo lato.

Restando al running game, Murphy è un “willing blocker” anche nel secondo livello della difesa e downfield negli screen, ma la sua tecnica non è perfetta e a volte, pur localizzando e raggiungendo velocemente (si muove molto bene negli spazi aperti) ed in maniera efficace il difensore da bloccare, diventa ansioso di creare l’ingaggio e anzichè continuare a correre per chiudere il gap, si sbilancia in avanti cercando il contatto con le braccia troppo presto. Questo, invariabilmente, lo porta o a cadere in avanti o, quando va meglio, a colpire il difensore facendolo però “rimbalzare” all’indietro e consentendogli di allontanarsi immediatamente. Le volte in cui non commette questo errore, dovuto credo più ad “ansia da prestazione” che altro, riesce efficacemente a spostare il difensore nella direzione desiderata, anche se il punch iniziale non è eccessivamente potente (ed infatti le 23 reps di bench press alla Combine confermano una carenza di upper-body strength).

In pass protection dimostra discreta awareness e commette pochi errori mentali, pur con le limitazioni di atletismo ed agilità di cui parlavo all’inizio. Soffre infatti la speed rush e tende a farsi battere sulla spalla esterna, e quando succede allunga il braccio per tentare di salvare il salvabile risultando in azioni che in NFL sarebbero plateali holding. Non riconosce adeguatamente gli stunts (forse più per mancanze del coaching staff, che per sue mancanze), e quando si trova a fronteggiarne uno tende a restare all’esterno anzichè scalare verso l’interno della tasca. A volte va in “over-commitment” verso un lato, ed è quasi come venisse colto di sorpresa nel momento in cui il difensore lo batte in agilità spostandosi verso il lato lasciato scoperto.

Non potendo contare su mezzi atletici superiori alla media, almeno per quanto riguarda agilità laterale e footing, deve essere al 100% dal punto di vista mentale per processare le informazioni in anticipo anzichè reagire d’istinto a quanto succede, recuperando quindi con la “anticipation” ciò a cui non può far fronte con puro atletismo (motivo peraltro per il quale nel running game è un ottimo power blocker: i movimenti che deve compiere lungo la linea sono preordinati). In questo senso dunque è molto diverso da Spriggs, ma offre ugualmente ottime prospettive di crescita perchè con coaching, studio ed esperienza aumenterà anche la sua awareness e con essa la capacità di riconoscere e fronteggiare ogni situazione.

Salvatore Ioppolo

 

La sottile linea rossa

Nel precedente articolo abbiamo messo in evidenza come la filosofia di base dell’attuale management dei Packers, capeggiato da quel genio di Ted Thompson, sia riconducibile essenzialmente a tre termini: draft, develop and retain; visto che mancano pochi giorni all’NFL DRAFT 2016 proveremo oggi a capire come si sviluppa in casa Green&Gold il primo dei termini fondamentali.

Addetti ai lavori e non, negli ultimissimi mesi, hanno elaborato i propri “mock”, cioè le previsioni su quali giocatori universitari saranno scelti da ciascuna squadra a ciascun giro. Anche noi di IPFN abbiamo ceduto alla tentazione, naturalmente solo per gioco (giusto per sfotterci e dire in caso di successo “lo avevo detto io”), essendo consapevoli che è quasi impossibile arrivare ad indovinare non piú del 5% delle previsioni. Del resto, se andiamo indietro negli anni, anche i piú blasonati mock draftee d’oltreoceano (Mel Kiper il piú famoso) hanno quasi mai superato tali percentuali. Il motivo è molto semplice: le variabili in gioco sono troppe ed il livello delle informazioni (anche per gli esperti) è disomogeneo rispetto a quello dei decision makers di ogni squadra.

CatturaCercare poi di prevedere le mosse del buon Ted puó essere ancora piú difficile, in parte per la perenne imperscrutabilitá su ogni aspetto della sua gestione, in parte per il disallineamento rispetto al comune modo di muoversi degli altri general manager.

Si fa sempre un gran parlare su quale sia il miglior modo di gestire un draft, se cioè affidarsi al metodo “need” o al metodo “best available player”. Il primo prevede di scegliere un giocatore principalmente in base alla proprie “need areas” che equivale a dire coprire i buchi nel proprio roster (quello che si è formato con le riconferme dei veterani e le acquisizioni in free agency) con il miglior giocatore che ricopre un ruolo equivalente alla propria need area, a prescindere dal suo valore generale. Il secondo prevede invece di scegliere il miglior giocatore disponibile quando si è “on the clock” a prescindere se il ruolo che ricopre entri o meno nelle proprie need areas.

Sono due metodi molto diversi, ma quando si tratta di Thompson e dei Packers (erroneamente tacciati di scegliere seguendo il secondo metodo) la linea rossa tra le due filosofie diventa molto sottile, fino a scomparire: le aree si intersecano e confondono tra di loro ed infine dal caos emerge la vera drafting philosophy dei Packers di oggi. Quella che risponde ad un terzo metodo, che chiameremo value.

La preparazione all’evento Draft inizia il giorno dopo che si conclude quello dell’anno precedente. Gli scouts responsabili di ogni squadra sguinzagliano un manipolo di altri scouts in giro per le università degli Stati Uniti. Centinaia e centinaia di giocatori vengono visionati, analizzati, intervistati, durante la stagione: il processo culmina negli eventi creati appositamente come il Senior Bowl, la Combine ed i Pro Days, dove coaches e managers intervengono direttamente. Si comincia a creare quella che il giorno del draft diventerá la drafting board, che possiamo immaginare come un enorme lavagna sulla quale sono scritti i “prospetti” cioè i giocatori che hanno le caratteristiche per poter entrare a far parte della squadra. Diciamo un centinaio di nomi. Ciascuno di questi è stato vivisezionato in tutti gli aspetti, e non pensiate solo di gioco, ma anche attitudinali; si valuta la sua team-attitude, la sua work-ethic: per capire come possa essere meticoloso il lavoro di scelta si consideri che spesso vengono condotte interviste anche con i familiari del prospetto!

Nel frattempo tutte squadre hanno quasi completato i propri roster con le riconferme dei veterani e le acquisizioni in free agency. Il quadro delle need areas è definito. Possiamo dunque sbilanciarci per trovare quelle in casa Packers? Non penso proprio. Come sempre il buon Ted ha fatto in modo di non dare punti di riferimento ben precisi. Le riconferme di Don Barclay e Lane Taylor hanno allungato la depth degli OL, quella di James Starks dei RB; il rientro dall’infortunio di Sam Barrington e lo sviluppo di Jake Ryan levano pressione alla depth degli ILB; la firma di Jared Cook a quella dei TE; le perdite di Casey Hayward e B.J. Raji sono compensate da una depth buona nei rispettivi reparti; il backup QB sembra piú che decente, il K è stato rifirmato, la riconferma di Nick Perry e il ritorno di Clay Matthews al suo ruolo dá profondita agli OLB.

I Packers si presentano dunque al draft senza evidenti need areas? Impossibile! Tutte le aree hanno sempre una need, e questa non va ricercata guardando solo al futuro prossimo, ma anche (e soprattutto nel caso di Thompson) guardando a quello meno prossimo. Nel 2017 scadranno i contratti di molti giocatori chiave e tenerli tutti sará opera impossibile anche per il GM dei Packers, volente o nolente. E poi c’è da considerare l’invecchiamento dei veterani (Julius Peppers in primis) e la conseguente probabile caduta di prestazioni. E poi c’è da considerare tutte le notizie “inside”, che scaturiscono dal rapporto giornaliero tra giocatori, allenatori e manager (si pensi alla rifirma di Guion prima che si sapesse del ritiro di Raji). E poi, quando il secondo termine della tua filosofia gestionale è “develop”, è chiaro quanto sia fondamentale saper scegliere quest’anno anche il prospetto che ti potrá servire, dopo l’opportuno sviluppo, tra 2, 3 anche 4 anni (il caso piú eclatante è Aaron Rodgers nel 2005).

La drafting board è finalmente completa. Divisi per ruoli, ad ognuno dei prospetti viene assegnato un valore (value), un numero omnicomprensivo che riassume tutto quello che è stato analizzato sul prospetto e quanto esso sia necessario per il roster attuale e futuro della squadra. Per fare un esempio, ipotizzando che questo numero sia compreso tra 10 e 6 (decimali compresi) avremo sulla board un QB chiamato Brett Hundley, con un valore di 8,3, un LB chiamato Jake Ryan con un valore di 7,9 ecc.

635660229019773534-GPG-Packers-war-room-NFL-Draft00028Questo penso possa spiegare perché ogni anno le scelte del GM dei Packers possano sembrare strane, o comunque diverse da quelle comunemente indicate, sia dagli esperti che dai fans. Quel valore, quel numero magico, quella formula alchemica non sapremo mai come vengono costruiti. Non sapremo mai perché un Demarious Randall sia preferito ad un Eric Kendricks al primo giro, quando tutti davano come importantissima need un ILB. Non sapremo mai perché un Rodgers venga scelto senza alcuna immediata need a QB. Non sapremo mai come si scova un Jordy Nelson al secondo giro con una trade down, o come si soffia un Matthews ai Patriots con una trade up. Non sapremo mai come si possa resistere fino al secondo giro per scegliere Eddie Lacy.

Cosí come non sapremo mai i nomi che sono sulla board di quest’anno dei Packers. Solo dopo le scelte al draft e le acquisizioni dei giocatori undrafted (cioè non scelti da nessuno), conosceremo una parte dei nomi che erano scritti su quella lavagna. I piú non giocheranno nemmeno uno snap nella NFL. Qualcuno diventerà un pro-bowler. Pochissimi riusciranno ad alzare il Lombardi Throphy. Fa parte del gioco.

La War Room è accesa, dentro ci sono Thompson, coach McCarthy e il presidente Murphy.

I Packers sono on the clock. Buon Draft a tutti!

Alex Gridiron

IPFN #47 – I Mock Draft Buttateli Nel Cesso

IPFN SmallNel periodo dell’anno in cui tutti si prendono maledettamente sul serio improvvisandosi talent evaluators, scout professionisti e GM, noi la prendiamo sul ridere e la nostra puntata pre-Draft la dedichiamo al puro cazzeggio. Un punter o il tedesco volante al primo giro per i Packers?!

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Packers, i voti al Draft 2015

Una squadra arrivata a qualche colossale stupidata in meno dal guadagnarsi il diritto di rappresentare la propria Conference nel Super Bowl, tanto male non deve essere. E deve aver pensato la stessa cosa anche Ted Thompson nell’approcciarsi al Draft di Chicago dello scorso maggio.

Per un GM abituato a costruire il proprio roster al 90% tramite il “Draft & Develop”, la selezione dei giocatori provenienti dal college è fondamentale non solo nell’immediato, per garantirsi cioè giocatori in grado di contribuire fin da subito alla causa, ma anche in un’ottica di medio periodo, per dare cioè continuità al progetto e far fronte ad eventuali partenze nel corso delle successive offseason con giocatori che possiedano già qualche esperienza nel sistema.

Questo approccio ambivalente è stato evidente nel corso dell’ultimo Draft, in cui Thompson ha selezionato sia giocatori a cui sarebbe stato richiesto di contribuire fin da subito (Demarious Randall e Quinten Rollins ad esempio, che dovevano colmare il vuoto lasciato nelle secondarie dalle partenze di Tramon Williams e Davon House), ma anche giocatori il cui contributo sarebbe stato gradito in caso di necessità, ma non fondamentale fin dall’inizio dato che, appunto, le basi da cui partiva il roster erano piuttosto solide.

Analizzare a posteriori le scelte fatte a maggio 2015 è una operazione che lascia il tempo che trova, specie se non si ha l’onestà intellettuale di considerare anche il mindset con cui queste scelte sono state fatte lasciando fuori dalla discussione il famoso “senno di poi”.

Per giudicare l’ultima Draft Class dei Packers quindi, mi limiterò a considerare quali erano le aspettative e le necessità quando queste scelte sono state fatte, lasciando fuori dalle mie considerazioni il fatto che Ted Thompson non possegga la palla di vetro, o l’illusoria (ma, pare, diffusa) aspettativa per la quale un draft possa considerarsi di successo solo se tutti i giocatori selezionati contribuiscono fin da subito.



Demarious Randall, CB (1st Round, 30esima scelta assoluta, Arizona State)
Snap giocati in Difesa: 870 (73,5% degli snap difensivi)

Il Draft 2015 di Ted Thompson è iniziato col botto. La reazione di molti (me compreso) al momento dell’annuncio di Demarious Randall è stata: “Chi????!?!?!”. Il GM nella conferenza stampa immediatamente successiva all’annuncio ha chiarito che a Green Bay Randall avrebbe giocato cornerback, nonostante ad Arizona State avesse giocato safety. Una scelta rischiosa, quella di far giocare CB in NFL un giocatore con limitata esperienza nel ruolo (vi aveva giocato solo al community college, prima di trasferirsi ad Arizona State), specie nel momento in cui, viste le partenze in free agency, sarebbe stato chiamato a dare il suo contributo fin da subito. Iniziato il training camp come prima alternativa a Sam Shields e Casey Hayward, in poco tempo ha scalzato il secondo dal ruolo di cornerback esterno titolare. E’ ben lontano dall’essere un prodotto finito ovviamente, vista la scarsa esperienza nel ruolo, ma ha fin da subito dimostrato un buon istinto, una grande work ethic, e la tendenza a parlare coi fatti in campo (a differenza di molti suoi colleghi che si fregiano del titolo di “shutdown corner”). A volte ha patito nel coprire i WR1 concedendo qualche big play di troppo, ha dimostrato lacune mentali in zone coverage e difficoltà nel coprire adeguatamente le crossing routes, così come in alcune occasioni ha mancato dei placcaggi per troppa aggressività. Allo stesso tempo però ha fatto dei grandi big play (gli intercetti a Peyton Manning e Cam Newton, qualche placcaggio da “greatest hits”, il passaggio deflettato che ha posto fine alle speranze di rimonta dei Chargers al Lambeau in Week 6) ed è sempre sembrato “sul pezzo”, mai sopraffatto dagli eventi nè dopo un big play nè, soprattutto, dopo un errore. E’ stato eletto “NFL Rookie of the Month” in novembre. In diverse partite, causa la prolungata assenza per concussion di Sam Shields, è stato il cornerback #1. Difetti ed aspetti da migliorare ce ne sono ovviamente, ma se i Packers nel 2015 sono stati la sesta migliore difesa sui passaggi della NFL, il merito è anche suo.

Le sue statistiche stagionali, in 17 partite (ha saltato la sfida di Week 13 contro Detroit per infortunio), di cui 11 da starter:

69 placcaggi, 16 passaggi difesi (team-high), 4 intercetti (1 riportato in TD).


Quinten Rollins, CB (2nd Round, 62esima scelta assoluta, Miami of Ohio)
Snap giocati in Difesa: 356 (30,1% degli snap difensivi)
Snap giocati negli Special Teams: 218 (43,1% degli snap totali degli ST)

Secondo giro, secondo regalo per Thompson, con un’altra scelta a sorpresa. Rollins è arrivato al Draft NFL dopo un solo anno di college football, come 5th year Senior a Miami (OH) dopo quattro anni di college basketball. La sua esperienza come cornerback quindi, era ancora minore rispetto a quella di Randall. Visto da molti, in prospettiva, come una safety più che un cornerback, nel suo primo anno da pro ha giocato cornerback, sia nello slot che all’esterno, in un ruolo più limitato rispetto a Randall ma ugualmente con ottimi risultati. Autore di due intercetti, di cui uno riportato in TD, in Week 5 contro i Rams, ha dimostrato grande istinto e grandissimi doti di placcatore. La sua stagione è stata ottima dal punto di vista dei numeri se si considera che tra i rookie cornerbacks è stato quello che ha concesso il passer rating inferiore (58.4). Dopo aver giocato appena il 30% degli snap difensivi nel 2015, il suo ruolo potrebbe aumentare nel 2016 se, come sembra, Casey Hayward dovesse partire verso altri lidi durante la free agency. 

Le sue statistiche:

31 placcaggi, 6 passaggi difesi, 2 intercetti (1 riportato in TD).

 


Ty Montgomery, WR (3rd Round, 94esima scelta assoluta, Stanford)
Snap giocati in Attacco: 242 (18,7% degli snap offensivi)

I più attenti ricorderanno come la scelta di un WR al terzo giro del Draft sia stata accolta con scetticismo. Con Jordy Nelson e Randall Cobb stelle assolute, Davante Adams dato da tutti come in rampa di lancio verso l’Olimpo dei Grandi, e Jeff Janis e Jared Abbrederis ancora unproven ma con grande upside, la scelta di un altro ricevitore, con uno dei premium picks del Draft, sembrava sconsiderata. Specie nel momento in cui (quella che per tutti era) la grande lacuna del roster dei Packers (la posizione di inside linebacker) non era ancora stata colmata.

Eppure, nel corso della stagione, si è visto come questa scelta fosse non solo azzeccata, ma anche lungimirante. Intanto con l’infortunio di Nelson a Pittsburgh nella seconda di preseason i Packers si sono ritrovati fin da subito senza la propria star nel gioco aereo. Randall Cobb poi ha iniziato la stagione non al meglio a causa un infortunio, Davante Adams si è a sua volta infortunato e ha spesso giocato al di sotto delle aspettative, mentre Jared Abbrederis, dopo aver saltato quasi tutto il training camp a causa di una concussion, ha iniziato la stagione in Practice Squad. Insomma, fin da subito è stato necessario l’apporto di Montgomery non solo come kick-off returner (dove ha fatto vedere ottime cose sin da Week 1), ma anche e soprattutto in attacco.

Guadagnatosi immediatamente la fiducia di Aaron Rodgers (che aveva un passer rating di 158.3 quando lanciava verso di lui), il suo ruolo in campo è costantemente aumentato nel corso delle prime settimane della regular season, tanto da giocare non solo nello slot o come ricevitore esterno, ma anche partendo dal backfield in “pacchetti” a-là-Cobb (dopo il Draft era stato descritto dal Director of Player Personnel Eliot Wolf come “a bigger Randall Cobb”).

Il suo sviluppo si è purtroppo interrotto all’inizio della partita di Week 6 contro i Chargers al Lambeau, quando una ankle injury lo ha costretto ad uscire dal campo e, tra progressi e ricadute, non gli ha più consentito di giocare un singolo snap in stagione.

I suoi numeri, prima dell’infortunio, dicono:

6 partite, 15 ricezioni, 136 yards (9.1 ypc), 2 TD; 3 corse, 14 yards (4.7 di media a portata).

Con lui, nonostante l’assenza di Jordy Nelson, l’attacco dei Packers era dinamico e meno prevedibile, tant’è che il record stagionale recitava 6-0 prima del suo infortunio.



Jake Ryan, ILB (4th Round, 129esima scelta assoluta, Michigan)
Snap giocati in Difesa: 329 (27,8% degli snap difensivi)
Snap giocati negli Special Teams: 227 (44,9% degli snap totali degli ST)

Divenuto starter in Week 13 più per mancanze altrui (in particolare di Nate Palmer, che a sua volta si era trovato catapultato tra i titolari dopo l’infortunio di Sam Barrington) che per meriti propri, ha fatto vedere diverse buone cose, unite a rookie mistakes e carenze fisiche. Per definizione i 4th round picks sono work in progress del resto, quindi forse aspettarsi tanto da Ryan nel suo anno da rookie era chiedere troppo. Ugualmente, riguardando i suoi snap difensivi, è chiara una certa mancanza di velocità e quickness in coverage, specie se accoppiato a runningback veloci e sguscianti (David Johnson di Arizona, ad esempio, in Week 16 si è preso spesso gioco di lui, ma va detto che Johnson nel 2015 si è preso gioco di molti). Questa carenza in coverage difficilmente farà di lui un linebacker in grado di giocare tre down (cosa comunque non necessariamente richiesta nello schema difensivo di Capers, che utilizza sempre la dime defense con un solo inside linebacker sui terzi down). Quando si tratta di difendere sulle corse, in diverse occasioni ha faticato ad uscire dai blocchi, altre volte invece ha dimostrato ottima awareness, unita alla capacità di seguire l’azione giocando sideline-to-sideline. Insomma, le premesse perchè diventi un discreto run stuffer ci sono. Gli aspetti da smussare, ed il tempo per farlo, anche.


 

Brett Hundley, QB (5th Round, 147esima scelta assoluta, UCLA)

La trade-up imbastita da Ted Thompson per selezionarlo all’inizio del 5th Round ha suscitato non poche perplessità, lo scorso maggio, tra tifosi ed addetti ai lavori. Per muoversi di 19 posizioni dalla 166esima alla 147esima scelta assoluta, che apparteneva a New England, Thompson ha infatti rinunciato alla 247esima scelta assoluta, impiegando sostanzialmente due scelte (quinto e settimo giro) per portare il QB di UCLA a Green Bay.

Prima di parlare nel dettaglio della stagione di Hundley, è utile anche andare a vedere chi effettivamente Ted Thompson si sia lasciato “scappare” in questa contestata trade-up. Con la 166esima scelta assoluta i Patriots hanno selezionato il long snapper Joe Cardona, da Navy. Diventato LS titolare, ha giocato in tutte le partite nel 2015. Con la 247esima scelta assoluta Bill Belichick ha invece selezionato il cornerback Darryl Roberts, da Marshall, finito nella season-ending IR ad inizio settembre per un infortunio patito nella prima partita di pre-season, il 13 agosto scorso, proprio contro i Packers. Insomma, l’impatto di questi due giocatori, per New England, è stato minimo (certo, Cardona è diventato titolare, ma in un ruolo, quello di long snapper, per il quale spesso e volentieri le squadre NFL pescano tra gli undrafted free agents).

Tornando ad Hundley, da third string quarterback non ha mai ovviamente visto il campo nel corso di stagione regolare e playoff. Quindi, come nel caso dei due giocatori selezionati dai Patriots con le scelte originariamente dei Packers, l’impatto è stato prossimo allo zero. Ha però fatto vedere ottime cose nel corso della pre-season, mettendo a referto numeri di tutto rispetto:

45/65, 630 yards, 69,2% di completi, 9,7 yards per completo, 7 TD, 1 INT.

Il suo passer rating di 129,6 è peraltro risultato il più alto tra tutti i QB della NFL nel corso della Preseason 2015. Insomma, nel sample limitato (e scarsamente competitivo) della preseason, Hundley ha dimostrato di avere buone basi da cui partire (e la preseason è il punto da cui ogni rookie parte per far vedere di poter stare in questa lega). Già quest’anno, con Scott Tolzien nuovamente in scadenza contrattuale, Hundley potrebbe fare un ulteriore passo in avanti nella depth chart e diventare il backup di Aaron Rodgers. E chi ricorda il 2013 sa quanto sia importante avere un backup all’altezza, per qualsiasi evenienza.


 

Aaron Ripkowski, FB (6th Round, 206esima scelta assoluta, Oklahoma)
Snap giocati in Attacco: 18 (1,4% degli snap offensivi)
Snap giocati negli Special Teams
: 308 (60,9% degli snap totali degli ST)

Qui sono abbastanza di parte, ma il buon Aaron, scarsamente utilizzato in attacco nel 2015, si è distinto per una azione fenomenale l’unica volta in cui gli è stata messa in mano la palla in regular season (in Week 9 contro i Carolina Panthers), e per ottimi blocchi e placcaggi nei rinnovati Special Teams di Ron Zook. Secondo in depth chart dietro al folk hero e Pro-Bowler John Kuhn, nel corso di questa stagione ne ha sicuramente studiato movenze e look (epica la barba da taglialegna che ha tenuto per tutta la stagione). Con l’incertezza riguardo il ritorno di Kuhn nel 2016 (diventerà nuovamente free agent a marzo, con un anno in più sul groppone), The Ripper potrebbe ritrovarsi ad essere lo starting fullback.

Sua peraltro anche la quote dell’anno, puro concentrato di “ignoranza” e voglia di fare: “I like running around hitting people and helping the team”.


 

Christian Ringo, DL (6th Round, 210ma scelta assoluta, Lousiana-Lafayette)


Unico della Draft Class 2015 a non finire nell’active roster, ha trascorso l’intera stagione nella Practice Squad. Nei tagli di fine preseason gli era stato preferito Bruce Gaston, poi a sua volta tagliato per far posto nei 53 a Jared Abbrederis (e finito successivamente ai Chicago Bears). Il suo sviluppo sembra comunque procedere bene, a giudicare dall’aumento salariale che a metà novembre lo ha fatto passare da un guadagno settimanale tipico di un giocatore della PS (6600 dollari a settimana) a quello di un giocatore dell’active roster (25mila dollari a settimana, che nell’arco di una stagione equivarrebbero ai 435mila dollari annui che costituiscono il veteran minimum per i giocatori inseriti nel 53-man roster).



Kennard Backman, TE (6th Round, 213esima scelta assoluta, Alabama-Birmingham)
Snap giocati in Attacco: 11 (0,9% degli snap offensivi)

Quasi un redshirt year il suo 2015. Ha visto il campo pochissime volte, e per lo più negli Special Teams (dove si è peraltro fatto notare giusto per il fondamentale “apporto” nella riuscita di un fake punt di Minnesota in Week 17 al Lambeau). Nonostante le evidenti difficoltà degli altri tight-end a roster, non è riuscito a meritarsi la possibilità di un extended look in campo. Il prossimo Training Camp sarà decisivo: dovesse “ciccare” nuovamente, anche con il nuovo TE-coach Brian Angelichio, per lui potrebbero spalancarsi le porte della…disoccupazione.


Conclusioni

Otto scelte, quattro giocatori offensivi e quattro giocatori difensivi.

Come sappiamo il reparto che più ha sofferto nel corso della stagione 2015 è stato l’attacco, cosa abbastanza difficile da prevedere ad inizio stagione considerando la costante potenza dell’unità di Aaron Rodgers e Mike McCarthy nel corso degli anni. Dopo aver rifirmato Randall Cobb e Bryan Bulaga, confermando in blocco il miglior attacco della stagione 2014, i quattro giocatori offensivi selezionati da Thompson erano sostanzialmente progetti, in una unità che, a detta di tutti, non avrebbe avuto bisogno di innesti tra gli starter. Montgomery avrebbe dovuto contribuire per lo più come ritornatore, almeno all’inizio, senza tutti gli infortuni che hanno flagellato fin dalla preseason il reparto dei ricevitori. Quando chiamato in causa in attacco ha però dato un contributo importante, prima di infortunarsi a sua volta. Hundley è stato una opportunità nel quinto giro (un giocatore dato fino al 2014 come first rounder talent, caduto al quinto giro appena un anno dopo), ma si sapeva fin dall’inizio che avrebbe avuto la possibilità di contribuire solo in prospettiva, per esempio nel corso di questa offseason diventando il QB2. Allo stesso modo la selezione di Ripkowski doveva servire a modellare il fullback del futuro, per prepararsi all’ormai sempre più vicino ritiro di Kuhn, mentre Backman, per quanto sarebbe stato utile, col senno di poi, un suo sviluppo più rapido, iniziava la stagione come terzo tight-end a roster in un attacco che, da qualche anno a questa parte, non fa dei tight-end il proprio bread&butter. Obiettivamente, Thompson non si aspettava un contributo immediato da parte di questi quattro giocatori, e, in larga parte, non lo ha avuto. Ciò non significa però che siano state scelte errate. Anzi, come ho cercato di spiegare, penso non lo siano affatto.

Passando ai quattro giocatori selezionati in difesa invece, l’unico a non aver contribuito affatto, ossia Ringo, appartiene ad un reparto che si è dimostrato il punto di forza, sia in quanto a prestazioni che in quanto a profondità, della difesa di Dom Capers: la defensive line. Il suo contributo immediato non era previsto, nè è stato necessario, ed il suo sviluppo per quanto detto sopra pare procedere bene quindi il giudizio non può che essere rimandato alla prossima stagione dove, complici alcuni contratti in scadenza, potrebbe essere chiamato a dimostrare la propria utilità, partendo però da un anno di esperienza nel sistema.
Randall e Rollins hanno dato un grande contributo, il primo come starter e l’altro principalmente come giocatore di rotazione, nella sesta miglior difesa contro i passaggi della NFL, non facendo rimpiangere i due veterani che dovevano sostituire e lasciando intuire di avere persino margini di miglioramento, considerando la scarsa esperienza maturata al college nel ruolo. Ryan non è stato draftato per essere la soluzione definitiva ai problemi (veri o presunti) ad inside linebacker (di solito gli instant starter vengono pescati entro i primi due-tre round, e credere che Thompson abbia draftato Ryan al quarto giro credendolo migliore dei prospetti da primo o secondo round è semplicemente ridicolo), ma per essere sviluppato ed inserito gradualmente in una difesa che inizialmente vedeva davanti a lui in depth chart Clay Matthews e Sam Barrington (i due starter di inizio stagione) ma anche Nate Palmer. L’infortunio di Barrington in Week 1 a Chicago, unito alle mancanze di Nate Palmer, ha affrettato la necessità di un ingresso tra i titolari di Ryan, e, pur tra incertezze, carenze e rookie mistakes, ha fatto la propria parte. Aspettarsi che fosse la seconda venuta di Ray Lewis, o paragonarlo ad altri inside linebackers draftati al secondo giro, è mistificazione e malafede.

Per quanto detto, il mio voto al Draft 2015 dei Packers è 7.


Salvatore Ioppolo