IPFN #81 – Siamo vivi

La vittoria di Chicago ha ridato speranza ad ambiente e tifosi, mostrando sostanziali miglioramenti nelle prestazioni di Brett Hundley e della difesa. Ripartire dopo l’infortunio di Rodgers, e ritornare ad assaporare il gusto della vittoria, era fondamentale per affrontare l’ultima parte di stagione col giusto spirito, continuando l’inseguimento ad un posto nei playoffs. Ci avevano dati per morti, ma siamo ancora vivi.

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Mike McCarthy, a highly successful NFL coach

Se dovessimo individuare, all’interno del contesto della Nfl tutta, una persona eccessivamente soggetta a critiche e dubbi, la nostra scelta più popolare ricadrebbe con pochi dubbi su Mike McCarthy. Capita difatti spesso di trattare il football americano con la superficialità con cui si discuterebbe di qualsiasi altra disciplina sportiva, dimenticandosi tuttavia di sottolineare tutte le micro-componenti che possono variare i destini di ogni squadra, e della minuziosa preparazione che sta sotto ad ogni partita a cui si assiste.
 
Chi conosce bene il football sa che la Nfl vive anche su leggi non scritte, concetti tramandati oralmente di generazione in generazione ma sempre validi, e che uno di questi riguarda il saper essere vincenti organizzando al meglio il materiale a propria disposizione. Non si tratta difatti di mettere in campo alcuni giocatori più forti di altri e ritrovarsi tra le mani un matematico vantaggio, o meglio conta anche questo ma non solo. Uno dei pilastri del football è rappresentato dalla profondità del roster, dalla presenza di valide alternative, dal saper porre rimedio anche davanti alla sfortuna ed all’avversità portata dagli infortuni, una variabile impazzita che si trova spesso a cambiare le prospettive di una squadra, ed è una cosa che succede a tutti perché – non dobbiamo certo insegnarlo noi – questo è uno sport di contatti violenti, e restare fuori per la stagione per infortunio non è un qualcosa di così difficile.
 
McCarthy è andato sul patibolo un po’ troppo spesso considerando il suo status all’interno della Lega e la sua capacità di adattamento alle avversità, e questa stagione ne è l’ennesima dimostrazione. Dai Packers ci si attendono sempre grandi cose, e grandi cose sono sempre arrivate ponendo la questione in una retrospettiva che vede l’attuale head coach presenziare sulla linea laterale sin dalla stagione 2006, una rara quanto sottovalutata longevità che si traduce in un segno di granitica stabilità della franchigia, nonché tenendo conto della media di vittorie annuali registrate da Green Bay nel medesimo periodo di tempo, numeri che metà delle franchigie appartenenti alla Nfl si sognano di notte.
 
Un conto è criticare apertamente la squadra durante una striscia perdente poco giustificata – ed il riferimento non può che andare alle quattro sconfitte consecutive riportate nella parte mediana della stagione 2016, terminata comunque con la disputa del Championship della Nfc – un’altra questione è invece il dare automaticamente per spacciata una squadra priva della sua indiscussa superstar, Aaron Rodgers, senza attendere un numero adeguato di partite prima di emettere giudizi affrettati. In questo momento i Packers stanno cercando di sopravvivere come meglio possono nella speranza di poter concorrere almeno per una Wild Card, osservare da vicino il recupero del loro quarterback titolare ed abbinare le due cose restando a vedere che succede. E tutto sommato stanno sopravvivendo bene.
 
Chiaro che vista così come oggi non sia una squadra da Super Bowl, troppe assenze e troppi punti di domanda, ma una squadra competitiva quello sì, perché una speranza va comunque data a chi ha già dimostrato tanto nel presente e nel passato. McCarthy, in ogni caso titolare di uno scintillante anello e di parecchie stagioni di successo, si è già dovuto re-inventare con Rodgers fermo a lungo per infortunio, e la scommessa l’ha vinta lui. Quattro anni fa, stesso tipo di infortunio ma spalla differente, Green Bay è riuscita a barcamenarsi tenendosi a galla nella seconda parte della stagione con Matt Flynn e Scott Tolzien intenti a pigiare i tasti offensivi, fornendo il tempo necessario per il recupero di un Rodgers poi rientrato in tempo per il finale di regular season, puntuale nel vincere lo scontro diretto per l’accesso alla postseason contro i Bears.
 
Il fatto che McCarthy si sia arrangiato con i propri mezzi è dimostrato dal fatto che si sia letteralmente inventato un running back convertendo un ricevitore di ruolo (Ty Montgomery) portando benefici ad un gioco di corse mai eccelso ma comunque in grado di fornire giocate importanti in diversi momenti delicati, nonché dalla sua decisione di spedire i chili in eccesso di Eddie Lacy altrove per ristrutturare un backfield sostenuto, oltre che da Montgomery, da un gruppo di ragazzi scelti al Draft senza esperienza professionistica, e che in più di qualche circostanza ha dovuto rinunciare a pezzi importantissimi della linea offensiva, decimata dagli infortuni.
 
Quelli di oggi sono dei Packers diversi dal solito, semplicemente perché Brett Hundley non potrà mai essere Aaron Rodgers. Il compito di Hundley è quello di tenere al minimo gli errori e prendere decisioni opportune, il compito di McCarthy è quello di proteggerlo adeguatamente, togliergli pressione e semplificargli la vita, creando quelle giocate che contro Chicago, sotto la pioggia, si sono cominciate a vedere. Con un backfield concreto, una difesa aggressiva ed una corretta gestione del piano partita Hundley ha tirato su numeri da cineteca nel secondo tempo, e questo può essere il punto di ripartenza della squadra.
 
Nello stesso momento in cui Rodgers non si è alzato da terra era facilmente prevedibile una discesa delle quotazioni di franchigia, fatto peraltro sostenuto dalle tre sconfitte consecutive patite fin dall’uscita dal campo del numero dodici, ma la reazione c’è stata. Montgomery, ancora alle prese con l’infortunio alle costole, ha risposto presente. Aaron Jones (fuori pure lui dalle tre alle sei settimane) e Jamaal Williams hanno fornito un contributo prezioso trasformando il gioco dei Packers in un qualcosa di molto vicino al fisico, il che fornisce la chiave di lettura corretta per capire il prosieguo della stagione giallo-verde. Hundley ha finalmente cominciato a confezionare qualche big play con l’ausilio di Davante Adams.
Chi desiderasse salire troppo presto sul carro dei vincenti dovrà attendere altre utili controprove, una rondine non fa primavera e ne siamo ben coscienti, però Green Bay ha dimostrato di avere una possibilità. Ed il merito va ancora una volta verso chi ha fornito una presenza costante su una delle sideline più titolate di sempre, rispondendo ad aspettative sistematicamente alte, un compito non certo adatto a tutti. McCarthy, invece, a suon di vittorie, è ancora qui.  
Davide Lavarra

IPFN #80 – Fire Capers

L’ennesima prestazione inutile della difesa, unita all’assenza di Aaron Rodgers in attacco ed alla conseguente impossibilità di generare lo stesso volume di gioco offensivo con Brett Hundley, rischia di catapultare i Packers dal ruolo di contender a quello di detentori di una top-10 pick nel prossimo draft. Hundley, al centro di vergognose polemiche sui social network, è apparso decisamente in miglioramento rispetto alla prima da titolare, ma ha ancora bisogno di tempo per poter reggere sulle proprie spalle tutto ciò che gli si vuole appioppare. C’era bisogno di un salto di qualità da parte della difesa per tenere a galla morale e stagione, e questo salto di qualità la difesa di Capers ha pensato bene di farlo all’indietro.

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IPFN #79 – La mamma di Barr ha la coda

Come intuibile dal titolo, in questa puntata post-bye e pre-Lions analizziamo in dettaglio i problemi dei Packers a metà stagione. Avremo diversità di vedute sulla difesa, ma ci troviamo perfettamente d’accordo sulla mamma di Anthony Barr.

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IPFN #78 – Hundley Time

L’infortunio ad Aaron Rodgers ha cambiato radicalmente il corso della stagione dei Packers. Ora tocca a Brett Hundley tenere vive le speranze di accesso ai playoff, e per farlo dovrà in primis cercare di sopravvivere ad una offensive line in cui al momento tre titolari su cinque sono infortunati. Allo US Bank Stadium il 7 ha fatto vedere buone cose, nonostante i turnover e nonostante la situazione impossibile in cui si trovava. E domenica al Lambeau arrivano i Saints di Drew Brees.

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IPFN #77 – It’s a kind of magic

La fantastica vittoria di Dallas, con quel meraviglioso drive finale, ci ha fornito diversi spunti di riflessione. Parleremo di Aaron Rodgers, del nuovo attacco di Mike McCarthy, della rivelazione Aaron Jones, nonchè del figliol prodigo Damarious Randall. In più, uno sguardo alla partita di domenica a Minneapolis, con un occhio particolare alla quasi certa assenza di Morgan Burnett.

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IPFN #76 – Back From Titletown

Tornati con record immacolato da Green Bay, con due vittorie in altrettante partite, abbiamo ancora la testa in Wisconsin ma proviamo a parlare di football oltre che della bellissima settimana trascorsa a Titletown, USA.

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IPFN #75 – Nitro Defense

Esordio stagionale con vittoria per i Packers, al Lambeau contro i Seahawks, grazie ad una prova dominante della D-Line ed in particolare di Mike Daniels. Una difesa apparsa molto più veloce, reattiva e cattiva rispetto allo scorso anno è stata capace di tenere sotto assedio per tutto l’incontro Russell Wilson, azzerando al contempo ogni velleità di gioco di corse e infrangendo i sogni di Lambeau Leap di Eddie Lacy prima che lui infrangesse il muro di cemento armato dello stadio. L’attacco, privo di Bryan Bulaga e con Kyle Murphy nello spot di right tackle, ha stentato per larghi tratti del primo tempo a causa della pressione della D-Line di Seattle e di alcune scelte discutibili di Aaron Rodgers, uscendo poi alla distanza e controllando l’incontro una volta ottenuto il vantaggio grazie al TD di Montgomery seguito al fumble provocato da Daniels. Domenica notte si va ad Atlanta ad inaugurare la nuova astronave dei Falcons, sperando di guastare la festa.

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IPFN #72 – Letroy Uno di Noi

Terminato l’offseason program ed a circa un mese dall’inizio del Training Camp, ripercorriamo le notizie più interessanti provenienti dagli allenamenti di OTA’s e Minicamp, dal nuovo ruolo di Damarious Randall all’emergere di Josh Jones. In più, le disavventure di Letroy Guion, il nuovo contratto di Derek Carr con le possibili ripercussioni sul rinnovo di Aaron Rodgers, nonchè le novità provenienti da Kansas City e che potrebbero significare novità anche a Green Bay nel prossimo futuro. E, a proposito di Green Bay, nel caso non lo sapeste, IPFN GOES TO GREEN BAY!!! Ascoltate per i dettagli!

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IPFN #70 – In Ted We Trust

We’re Back!! A meno di una settimana dal Draft di Philadelphia, ricapitoliamo gli avvenimenti principali della offseason dei Packers, facendo un bilancio della free agency, tra giocatori restati, partiti ed arrivati, per giungere poi alle principali need da colmare a suon di draft picks. In più uno sguardo al calendario della Regular Season e qualche indicazione sul meeting di Parma di domenica 30 aprile.

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