Lombardi >>>> Belichick

Prima puntata di questa nuova, lunghissima offseason NFL. Dal Super Bowl LI vinto dai New England Patriots ai free agents che i Packers dovranno rifirmare, parleremo un po’ di tutto, rispondendo anche alle vostre domande. Con una importante precisazione su che cosa significhi essere il Greatest Coach Of All Time.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

IPFN #67 – Two steps away from Greatness

L’epica vittoria di Dallas ha spedito i Packers ad Atlanta, per il secondo NFC Championship Game negli ultimi tre anni. Superati i momenti difficili, la losing streak, gli infortuni in serie, le critiche e le polemiche, ci si gioca l’accesso al Sogno.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

IPFN #66 – Dancing with the (Lone) Star

La schiacciante vittoria nel Wild Card Round contro i New York Giants è arrivata al termine di una partita “bipolare” dell’attacco, ed in particolare di Aaron Rodgers. Sette yards totali e cinque punt consecutivi nei primi cinque possessi offensivi, costellati da continui balletti nella tasca, accuracy rivedibile e sack evitabili. Da lì in poi, progressivamente, l’attacco, guidato dalla sua stella, ha ritrovato la luce e l’ha seguita con determinazione, non lasciando più nulla per strada. La prestazione commovente della difesa e quella patetica di OBJ ci hanno tenuto in partita nel primo tempo, sigillando poi la vittoria con il forced fumble di Clay Matthews e l’intercetto finale di Demarious Randall. Domenica prossima si va nel Lone Star State a far visita ai Dallas Cowboys, in uno stadio forse più caro a noi che a loro. Sarà un’altra partita difficilissima, contro i rookie terribili Dak&Zeke e contro una delle migliori offensive line di sempre. L’obiettivo? Continuare a ballare.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

IPFN #65 – We’re just getting started

Per l’ottava stagione consecutiva, i Packers accedono alla postseason, e lo fanno entrandovi dalla porta principale, da vincitori di una division che solo poche settimane fa sembrava persa. La squadra è rimasta unita nonostante la striscia di quattro sconfitte consecutive e nonostante gli infortuni che hanno letteralmente distrutto l’intero reparto dei cornerback. Il faro della squadra, Aaron Rodgers, è tornato a giocare a livelli stratosferici diventando addirittura un serio candidato al titolo di League MVP, mentre il rientro di Jared Cook, il ritorno ad altissimi livelli di Jordy Nelson e l’emergere di Ty Montgomery e Geronimo Allison hanno dato una dimensione tutta nuova all’attacco. Dopo la scoppola rimediata in casa dei Redskins, sono giunte sei vittorie consecutive. The table has been run. Ora al Lambeau per il Wild Card Game arrivano i New York Giants, e mentre altri supposti geni, in Arizona o in Colorado, si gusteranno i Playoffs dal divano di casa, noi ci giochiamo per l’ennesima volta il sogno chiamato Super Bowl. Per dirla con le parole di Mike McCarthy, “our season is just getting started”.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

IPFN #64 – Winter has come

A Chicago oggi, per quella che sarà l’ennesima partita decisiva di questa nostra strana stagione, sono attese temperature polari. La grandissima vittoria contro i Seahawks ha ridato fiducia e speranza a squadra ed ambiente, dimostrando a tutti ciò di cui siamo capaci contro chiunque, quando abbiamo le spalle al muro. Ora bisogna continuare però, evitando di scivolare sul ghiaccio, o sulla buccia di banana, di una partita solo sulla carta dall’esito scontato.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

IPFN #61 – Atto di Fede

IPFN SmallQuarta sconfitta consecutiva, ennesima prova imbarazzante di ciò che resta della difesa, e playoff che si allontanano sempre più. Ecco lo stato attuale dei Green Bay Packers 2016, a pochi giorni dalla difficile trasferta di Philadelphia. In uno dei momenti più difficili degli ultimi 7-8 anni, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a crederci, e continuare a sostenere questi colori con tutta la forza che abbiamo.

Seguiteci su Twitter (@IPFNet) e su Facebook(IPFN)!!

Lions @ Packers 27-34 – IPFN Review

Finalmente. Chiunque abbia visto la partita di domenica non può che aver pensato esattamente questo, vedendo un attacco esplosivo e in ritmo, un Aaron Rodgers nuovamente preciso e puntuale, un Jordy Nelson tornato difference maker dopo l’ACL ed un Eddie Lacy in versione bulldozer. Il tutto, unito ad una difesa ancora una volta a tratti dominante, capace di azzerare il gioco di corse dei Lions (50 yards totali concesse, 39 su 21 designed runs) e di produrre 3 sack, 9 tackles for loss ed un intercetto (cui andrebbero aggiunti i tre droppati da Micah Hyde, LaDarius Gunter e Joe Thomas).

Nel secondo tempo, comprensibilmente dato il vantaggio di 31-10 all’intervallo, il forsennato ritmo con cui l’attacco ha giocato i primi 30 minuti è andato scemando, sostituito dal controllo dell’orologio tramite il running game, ma nonostante ciò il primo punt della partita è giunto solamente a poco più di 9 minuti dal termine dell’incontro, e sarebbe probabilmente anche stato l’unico senza il drop di Trevor Davis nel drive offensivo immediatamente successivo.

Una secondaria decimata dagli infortuni (mancavano i veterani del reparto, i titolarissimi Sam Shields e Morgan Burnett, è utile ricordarlo) e costretta a dare playing time alle giovanissime seconde linee (gli undrafted rookies Josh Hawkins e Kentrell Brice hanno giocato 19 snap totali), a risultato acquisito (cioè, incidentalmente, per metà partita) ha concesso più del dovuto al passing game avversario ed in particolare a Marvin Jones (6 ricezioni, 205 yards e 2 TD), più a causa di errori individuali e poca esperienza in zone coverage che di problemi “strutturali” o mancanza di talento.

Ma nonostante i patemi (più immaginari che reali) dell’ultimo quarto, il risultato, dopo il TD di Davante Adams nel drive iniziale, non è mai stato in bilico.

NON HANNO GIOCATO: Callahan, Hundley, Shields, Burnett, Matthews, Murphy, Datone Jones, Guion. Jared Cook (caviglia) ed Aaron Ripkowski (schiena) hanno lasciato anzitempo l’incontro.

ATTACCO

temp160925-packers-lions-3-siegle-19-nfl_mezz_1280_1024Letture veloci e rilascio rapido del pallone, compostezza nella tasca ed estro fuori da essa. In poche parole Aaron Rodgers. Domenica al Lambeau abbiamo rivisto il due volte MVP della Lega e Super Bowl MVP. Dopo la prestazione da incubo di domenica scorsa, Rodgers (15/24, 205 yards e 4 TD per un rating di 129.3) ha subito messo in ritmo l’attacco grazie alla vision, le decisioni ed i lanci che lo hanno reso celebre. Sicuro e deciso nella tasca, è finalmente apparso in totale controllo dell’attacco, riuscendo fin da subito a muovere la catena sfruttando check-down e slant, scansionando il campo alla ricerca di ricevitori liberi ed uscendo dalla tasca solo quando necessario. La meccanica di lancio è apparsa decisamente migliore, e con essa anche precisione e velocità dei lanci in ritmo. Una volta fuori dalla tasca poi, il tocco e la capacità di lanciare off-balance ed in movimento hanno fatto il resto, creando i big plays per Cobb nel primo drive e per Trevor Davis in occasione della lunghissima pass interference risultata poi nel TD di Richard Rodgers. Finalmente una prestazione strutturata insomma, in cui la ricerca del big play sul profondo è passata in secondo piano rispetto al quick passing game necessario per innescare l’attacco. Rispetto alle ultime uscite poi, il #12 è apparso più propenso a rischiare lanciando le cosiddette “50-50 balls” verso ricevitori con l’uomo addosso, dando loro la possibilità di fare la giocata e liberando l’offensive line dell’onere di bloccare in eterno in attesa di ricevitori wide open. Tornato il grande direttore d’orchestra, l’attacco ci ha deliziato, drive dopo drive, con una meravigliosa sinfonia.

333Se Rodgers era il direttore d’orchestra, Jordy Nelson (6 ricezioni, 101 yards, 2 TD) è stato il suo primo violino. Cercato spesso (7 target, più di tutti), si è sempre fatto trovare. Schierato nello slot ed all’esterno, ha ricevuto su comeback, fade e crossing routes sembrando nuovamente il Nelson che aveva messo a ferro e fuoco le secondarie della Lega nel 2014. Lambeau Leaps anche per Adams e Richard Rodgers, mentre a Randall Cobb è toccato l’onore del primo big play della partita. Tra luci ed ombre l’esordio di Trevor Davis, che ha dimostrato la grande velocità di cui dispone in occasione della lunghissima pass interference “guadagnata” sulla bomba in endzone di Rodgers, ma ha anche droppato un pallone su una comeback route nell’ultimo quarto, quando un primo down avrebbe consentito di consumare ulteriore tempo sul cronometro.

fsUna grande mano a Rodgers ed al passing game l’ha data un furioso Eddie Lacy (17 corse, 103 yards, 6.1 di media a portata), vorace (pun intended) nell’attaccare i varchi creati dalla linea (e da un ottimo Ripkowski prima dell’infortunio) ed impossibile da buttare giù per i difensori avversari. Rapidità e velocità di punta non sono di certo il suo punto forte, ma il suo stile di corsa “punitivo” lascia ugualmente il segno su tutti i difensori che hanno la sfortuna di trovarsi sul suo cammino. Nel primo tempo ha permesso all’attacco di mantenere “onesta” la difesa, mentre nel secondo ha continuato ad arare il campo per mantenere il controllo dell’orologio.

14433132_10210602668924613_4399405728359363435_nLe belle prove di Rodgers e Lacy sono ovviamente state rese possibili dalla grande prova della offensive line. Lane Taylor continua a dare prova di grande solidità, forza e “nastiness”, mentre David Bakhtiari dopo la grande prova contro Griffen in Week 2 non aveva un avversario ugualmente formidabile (ai Lions mancava Ansah) ma non ha comunque concesso nulla, risultando ugualmente efficace in run blocking. Tra alti e bassi la prova di Bryan Bulaga, “responsabile” dell’unico vero sack di giornata e in qualche occasione portato indietro con troppa facilità dalla bullrush avversaria, ma capace anche di bellissimi blocchi nelle azioni di corsa.

DIFESA

temp160925-packers-lions-2-siegle-44-nfl_mezz_1280_1024Senza Letroy Guion nè l’ “ibrido” Datone Jones, l’unico veterano della defensive line a scendere in campo contro i Lions è stato un mostruoso (come al solito) Mike Daniels. Sfruttando il baricentro basso e la sua forza fuori dal comune, Daniels si è trovato spesso e volentieri nel backfield avversario, distruggendo sul nascere blocchi ed aspiranti bloccatori senza pietà. Accanto a lui si sono alternati nella nickel Kenny Clark, Christian Ringo e la new entry Brian Price (appena promosso dalla Practice Squad), con Dean Lowry come terzo lineman nella 3-4 base. La banda di ragazzini (l’unico non rookie è Ringo, che ha passato il 2015 in Practice Squad) è riuscita a non far sentire la mancanza dei due veterani, mantenendo sempre la posizione ed il gap di competenza, e riuscendo a creare anche occasionali penetrazioni nel backfield. Diversi snap da rusher interno anche per Julius Peppers, in ovvie situazioni di passaggio.

ooDetto di Daniels, l’altro MVP di giornata nel front seven è stato Nick Perry (due sack), difference maker sia contro le corse che contro i passaggi ed impossibile da bloccare per tutta la partita per una non irresistibile linea offensiva ospite. Velocissimo nel fiondarsi nel backfield e dominante nel settare la edge nelle azioni di corsa, dimostra finalmente l’esplosività nell’uscire dai blocchi di partenza e la forza bruta che Ted Thompson aveva visto in lui quando lo selezionò al primo giro del Draft 2012.

Senza Matthews, dal lato opposto a Perry si sono alternati come outside linebacker Jayrone Elliott ed il rookie Kyler Fackrell. Il primo ha registrato un tackle for loss, mentre il secondo un bellissimo sack, ad ulteriore dimostrazione della profondità della rotazione della difesa di Capers.

Bellissima prova anche del trio di inside linebackers, Jake Ryan, Blake Martinez e Joe Thomas. Ryan e Martinez, titolari in nickel e base, formano un duo estremamente dinamico in mezzo alla difesa, mentre Thomas, che per la prima volta è stato schierato anche negli early downs accanto a Ryan, è il lontano parente del giocatore “timido” e spaesato dello scorso anno. Ryan (6 placcaggi, 2 for loss) rispetto all’anno da rookie appare decisamente migliorato nelle letture, nel burst, nella velocità nel chiudere il gap col portatore di palla anche in campo aperto e nei cambi di direzione. Dopo un anno di apprendimento, gioca con confidence ed istinto. Martinez, col naso rotto e sanguinante, ha dimostrato una “toughness” inaspettata, risultando molto più deciso nell’attaccare i gap e nell’affrontare i bloccatori, pur peccando di “overcommitment” nel running game in alcune occasioni.

Prova tutt’altro che impeccabile, come detto, per le secondarie, che hanno concesso 385 passing yards ad un comunque ottimo Matt Stafford. Dopo un inizio promettente, gli aggiustamenti dell’attacco dei Lions hanno saputo evidenziare tutte le lacune di un reparto pieno di giovani e privo dei veterani Shields e Burnett. Quinten Rollins, impacciato e lento nei cambi di direzione, ha spesso perso l’uno contro uno già sulla linea di scrimmage, dimostrando la poca awareness che la limitatissima esperienza nel ruolo comporta. Micah Hyde, il vice-Burnett, in diverse occasioni si è fatto trovare in ritardo nel chiudere sui ricevitori consentendo a Stafford di trovare i proverbiali gap nella difesa a zona, mentre Damarious Randall, nonostante la grande “invenzione” dell’intercetto “di rapina” riportato poi per 44 yards, non ha saputo limitare i guadagni di Jones, mostrando poca disciplina e puntando troppo sull’aggressività e la ricerca del big play nell’uno-contro-uno col ricevitore avversario. Buona invece la prova di Ladarius Gunter, battuto in qualche occasione ma efficace nel bump in press coverage e autore di una bellissima giocata in endzone, con tanto di intercetto droppato.

SPECIAL TEAMS

Ancora perfetto Mason Crosby (4/4 negli extra-point e 2/2 nei field goals).

Due punt per Jacob Schum, capace di recuperare un “wild snap” di Brett Good e calciare immediatamente in occasione del secondo, ed autore di un bel punt nelle 20 yards nel primo.

Benissimo le coverage units sui kickoff (ed anche in occasione dell’unico punt andato per il verso giusto), con un Jayrone Elliott sugli scudi, e bellissima giocata “mentale” di Ty Montgomery in occasione di un kickoff return: vedendo il pallone rotolare vicino alla sideline a poche yards dalla goal line, è uscito con i piedi dal campo distendendosi per toccare la palla con una mano, consentendo così all’attacco dei Packers di partire dalle 40 yards come sarebbe avvenuto se il calcio fosse direttamente uscito out of bounds.

Salvatore Ioppolo

La giornata tipo dei Green Bay Packers

Quante volte abbiamo provato almeno lontanamente ad immaginare come sarebbe una nostra giornata tipo se avessimo avuto la possibiltà di far parte del roster dei nostri Packers?

Bene. Grazie a delle mie conoscenze, dopo alcune minacce e qualche stalking telefonico sono riuscito a ricostruire una giornata tipo dei Green Bay Packers:
ORE 8.00:12: Tutto normale, Aaron si sveglia con i soliti 12 secondi di ritardo e tira due madonne, una la prende Jordy Nelson in endzone e l’altra la droppa Davante Adams.

ORE 8.15:12 : Aaron si ricorda che è lunedì e cera la luce.

ORE 9.30
: Per il decimo giorno di fila Tim Masthay si presenta al campo d’allenamento e lo Special Team coach gli dice:”Masthay a casa per Dio!”.

ORE 10.15: Martinez non sbaglia un tackle, una copertura o un blitz. Poi si ricorda di non essere Kendricks e si trasforma in un susseguirsi di errori.

ORE 12.30: Al pranzo di squadra Eddie Lacy sfida McCarthy  ad una gara di mangiate di wurstel.

ORE 12.45 : L’azienda AIA e la Amadori dichiarano fallimento e sono ora sul mercato.

ORE 15.00: Dopo aver sentito che Paul Pogba ha regalato un rolex a tutti i sui ex compagni juventini, anche Guion ha voluto omaggiare i suoi colleghi scaricando  in spogliatoio un bilico di marijuana puttane e pistole.

ORE 15.05: Non si sa da dove, in che modo e perché ma all’allenamento pomeridiano è presente una vecchia conoscenza green&gold: Colt Lyerla.

1211
ORE 16.25: La ditta spurghi di Green Bay ha finalmente finito di depurare i cessi presi in ostaggio da Lacy e Mc Carthy e l’allarme di calamità naturale è finalmente rientrato.

ORE 18.05: Non cacatemi il cazzo.

ORE 19.30: Mike McCarthy torna a casa con le scarpe infangate e sporca il salotto appena pulito dalla moglie che, infastidita,  insieme ad una bestemmia gli lancia una flag per neutral zone infraction . Il coach non ci sta e lancia un challenge che ovviamente perde. 15 yards di penalità e stasera si dorme in veranda.

21113

ORE 20.35: Data la sua ormai veneranda età Mason Crosby, dopo aver raccontato ai nipoti dei pronipoti come è sopravvissuto al meteorite che ha estinto i dinosauri, va a dormire.

ORE 24.00: Dopo aver guardato gli all-22 dell’ultima partita e averli confrontati con quelli della week 6 della stagione 1988 e aver incrociato i dati con i punt del figlio della portinaia dell hilton hotel di Oristano, Salvatore Ioppolo va a dormire contento perché anche oggi gli è arrivato il bonifico da Ted Thompson per il lavoro che svolge coprendo le cazzate del GM.

In questa “giornata tipo” ho cercato di estremizzare portando all’ironico alcune caratteristiche di tutti i personaggi presi in considerazione nell’articolo, quindi se vi è possibile cercate di non uscirvene con frasi come “ma cosa dici Rodgers è innocente!!” oppure “non capisci niente, McCarthy  è come il maggiordomo, è sempre colpevole”. Nel caso non vi piacessero alcune cose scritte per me potete tranquillamente prendere la lancetta e tornarvene alle 18.05. Ah già, dimenticavo, la lancetta corrisponde al mio dito medio.

Felice Nessuno

Hai un momento, Dio?

“Credo in un solo Aaron quarterback onnipotente……”.

Così cominciava la mia preghiera del 30 dicembre 2015. Preghiera che poi avete fatto vostra, anzi, abbiamo fatto NOSTRA. Tutto questo perché? Semplice, perché, sul filo della blasfemia, paragonavamo il nostro “Creatore di Drive e di Touchdown” al Creatore di cose leggermente più importanti.  Non sono un maestro di fede cristiana ma quel che so è che molti fantomatici cristiani troppe volte si dimentichino di Lui, salvo poi magicamente ritornare fedeli nel momento del bisogno.
E più o meno cosi stiamo facendo pure noi. L’unica differenza è che l’operato del nostro Dio noi lo possiamo (ma anche no delle volte) valutare attentamente attraverso numeri, prestazioni visive, il nostro cuore e soprattutto attraverso le nostre aspettative. Tutti questi fattori ci portano, chi più chi meno, a concludere che il nostro Dio si sia preso un periodo di ferie che purtroppo per noi si protrae da diverso tempo, alcuni sprazzi isolati a parte.
È tutta colpa sua? Il mio modesto parere è che tutta la colpa non ricada su di lui, ma questo non vuol dire che egli sia esente da colpe. Che non sia più l’Aaron Rodgers di una volta è chiaro e lampante. Solo uno stolto potrebbe dire il contrario.

E allora di chi è la colpa?

Di Mike McCarthy? Forse che sì, forse che no (avrebbe detto D’Annunzio), anche McBombolo avrà certamente le sue colpe. Però una cosa: DECIDETEVI! Una volta è #FireBombolo perché è troppo conservativo, una volta è #FireBombolo perché è troppo aggressivo, alla fine della fiera è quasi sempre colpa sua perché sbaglia i giochi (ed alcune volte è vero) ma molte volte vedo lanci di Rodgers sbagliati di diverse yard (sì, sto criticando Rodgers), a volte i ricevitori corrono tracce vergognose, a volte droppano il pallone, a volte i blocchi fanno pena, a volte questo, a volte quello ed a volte quest’altro.
Da quando esiste lo sport di squadra si dice che “se si vince è merito di tutti e se si perde è colpa di tutti” ma questo mi sembra lo si metta in pratica solo quando succede agli altri.
Accanirsi su un singolo in un GIOCO che vuoi o non vuoi tra giocatori e Staff comprende sulle 80 persone mi sembra abbastanza riduttivo e assurdo. Così come mi sembra altrettanto riduttivo e altrettanto assurdo sentenziare sulle scelte dei vari Draft. “Se avessimo preso Pinco Pallino al posto di Tizio Caio a quest’ora…”, mi ricorda molto il detto che diceva sempre mio padre: “Se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato una cariola, e se avesse avuto tre palle sarebbe stato un flipper”.
Per concludere il capitolo Rodgers però c’è da dire che volente o nolente è stato eletto a leader morale di uno spogliatoio che negli ultimi periodi si sente un po’ smarrito anche dopo le dichiarazioni e la partenza di Josh Sitton.

La cosa che più mi fa male non è tanto il fatto che le sue prestazioni siano in calo, quello ci può anche stare per moltissimi fattori. Quello che più non sopporto è che Aaron non riesca a prendere in mano quella che è stata eletta la SUA squadra.

Rodgers è un campione? Si.

Rodgers è un leader? Ni.

Cambierei mai Rodgers con un altro QB? Weeden a parte no, non lo cambierei con nessuno.

Perché, che lo vogliate o no:

“Credo in un solo Aaron, quarterback Onnipotente, creatore di drive e di touchdown, di tutte le ricezioni possibili e impossibili.

Credo in un solo giocatore Aaron Rodgers, unigenito figlio di Brett nato da Bart prima di tutti i secoli. Aaron da Aaron, Brett da Brett, Bart Starr da Bart Starr, allenato, non pompato…..”

 
Chiudo la mia piccola riflessione con un piccolo appunto su Eddie Lacy. Molti lo criticano ma secondo me il buon Lacy è un giocatore da film. Peccato solo non sia un Earl Megget de “L’altra sporca ultima meta” o un Julian “J-Man” Washington di “Any Given Sunday”. lui assomiglia troppo a quest’altro qui:

545

BANZAIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Felice Nessuno