I-M-B-A-R-A-Z-Z-A-N-T-I

CattullllraEMBARASSING!!!!

Non mi vengono in mente (e molto probabilmente non ci sono) altri aggettivi nel commentare la sconfitta di domenica scorsa. Lo score finale recita un 38-8 ma le considerazioni che se ne desumono fanno pensare a un punteggio molto più pesante.

Eppure…eh sì…eppure…al two minute warning del secondo quarto un intercetto di Mike Daniels ci consegnava la palla in red zone con la possibilità di chiudere il primo tempo sotto 10-7 o 10-3. Risultato che forse sarebbe stato bugiardo, considerato l’andamento dei primi due quarti, ma sulla falsariga delle ultime prestazioni dei Packers dove difesa e special teams ci hanno sempre tenuto in partita. Invece il più assurdo lancio di Aaron Rodgers che io ricordi riconsegna la palla ai Cardinals che in un amen si fanno il campo e segnano il TD che dà un mazzata alla partita. Partita che si conclude quando nel primo drive del secondo tempo James Starks commette il “solito” fumble e Arizona passa sul 24-0. Non mi dilungo ulteriormente nei commenti ma vi lascio qualche dato che spiega meglio delle parole: 9 sack (8 a Rodgers e 1 a Tolzien), 2 TD della difesa dei Cards, 5 fumble e 3 turnover.

E adesso??? Domenica c’è l’ultima partita della regular season e, per il terzo anno consecutivo, ci si gioca la Division. Due anni fa contro i Peluches, l’anno scorso contro i Gattini, mentre quest’anno contro le Vichinghe in un match che è stato designato come Sunday Night.

10580684_10153622154865073_4274147243388332361_oA Green Bay è finalmente scesa la prima neve dell’inverno e chissà che non porti anche un po’ di buon consiglio. Le previsioni parlano di freddo, non polare, e tempo variabile nei prossimi giorni. Spetta ai Packers, che aprono a Las Vegas come favoriti di 3 punti e mezzo, confermare di essere i padroni della NFC North anche se il quinto titolo divisionale consecutivo potrebbe andare stretto a molti. Non si nasconde che, anche alla luce dei mille infortuni che infliggono il roster, ci sia più di qualcuno tra gli addetti ai lavori che si auspica che la sfida venga affrontata come una partita di preseason, giocata al minimo sindacabile cercando di evitare nuove botte e permettendo ai giocatori messi peggio di prendersi un turno di riposo. Sebbene non possa essere totalmente in disaccordo con le ultime righe non nascondo che il confermarsi padroni della North lo prendo come un fatto di principio e soprattutto un questione di orgoglio. Non manca poi chi si spera in una sconfitta che significherebbe un primo turno ai playoff in casa dei Redskins. Tuttavia, un turno di post season al Lambeau ricopre sempre un certo fascino per me anche se vorrebbe dire un terzo scontro con i Vikings o una seconda visita dei Seahawks. In più, per come è girata la stagione sino ad oggi mai, questi Packers possono vincere o perdere contro chiunque quindi non starei tanto a scegliere l’avversario col bilancino.

Avrei voluto dilungarmi un po’di più su la diatriba Rodgers-McCarthy o sulle ragioni di un attacco anemico ma ce ne sarà abbondantemente tempo nella offseason.

Pertanto, GO PACK GO!!!!!! Comunque e sempre.

Matteo Rubinato

Packers, è Kuhn la chiave di volta?

Il ritorno di Mike McCarthy nel ruolo di play-caller offensivo domenica scorsa contro i Dallas Cowboys ha avuto un sapore molto “vintage”.

Anzichè mandare in campo il solito 11-personnel (1 RB, 1 TE e 3 WR) a cui eravamo abituati, ed a cui si erano abituate soprattutto le difese avversarie rendendolo inefficace, McCarthy ha rispolverato un ruolo quasi dimenticato nella NFL moderna, quello del fullback, con John Kuhn (nella foto).

L’attacco dei Packers non ha mai completamente abbandonato il fullback, in verità, ed attualmente a roster ce ne sono addirittura due (l’altro è Aaron Ripkowski, rookie da Oklahoma scelto al sesto giro del Draft 2015). Nonostante la presenza a roster però, l’utilizzo in campo era stato molto limitato finora. La media di snap giocati a partita da Kuhn, prima di domenica, era di 11,7. Contro Dallas invece il #30 ha giocato addirittura 44 snap sfiorando il record in carriera (45, nel 2012 a Seattle). E la sua presenza in campo è stata fondamentale per l’esplosione del running game dei Packers, capace di produrre 230 yards totali, di cui 195 con i due running-back Eddie Lacy (24 portate, 124 yards) e James Starks (11 portate, 71 yards).

Kuhn era in campo per 28 delle 35 corse di Lacy e Starks, ed i suoi blocchi hanno contribuito al guadagno di 173 yards (6,18 di media) rispetto alle sole 22 yards (3,14 di media) guadagnate quando in campo invece non c’era.

LACY STARKS TOT
Carries yards avg. Carries yards avg. Carries yards avg.
CON FULLBACK 19 110 5,8 9 63 7 28 173 6,18
SENZA 5 14 2,8 2 8 4 7 22 3,14

Altra novità rispetto a quando a chiamare i giochi era Clements, l’incidenza molto minore delle corse a partire dalla shotgun, praticamente sempre improduttive ma ugualmente parte integrante del playbook nelle prime 12 partite di quest’anno.

Domenica scorsa infatti abbiamo visto le più tradizionali (ed efficaci, quando si tratta di running game) I-Formations con Rodgers a ricevere il pallone sotto il centro e, dietro di lui, Kuhn e Lacy/Starks, nonchè le Pistol introdotte sul finire della scorsa stagione quando l’infortunio al polpaccio limitava drasticamente la mobilità di Rodgers.

L’unica corsa dalla shotgun ha portato ad una perdita di 2 yards, mentre dalla pistol sono venuti i guadagni maggiori (147 yards a 6,13 di media).

LACY STARKS TOT
Carries yards avg. Carries yards avg. Carries yards avg.
PISTOL 15 82 5,5 9 65 7,2 24 147 6,13
SHOTGUN 1 -2 -2 0 0 0 1 -2 -2
I-FORMATION 8 44 5,5 2 6 3 10 50 5
TOT 24 124 5,2 11 71 6,5 35 195 5,57

Per far funzionare il running game quindi, McCarthy aveva previsto una dose massiccia di Kuhn dall’inizio alla fine del match. E la strategia ha sicuramente avuto successo. Resta da vedere se questa sia stata la mossa di una partita, oppure se si tratta della direzione in cui andrà l’attacco in questo importantissimo finale di stagione.