Lions @ Packers 27-34 – IPFN Review

Finalmente. Chiunque abbia visto la partita di domenica non può che aver pensato esattamente questo, vedendo un attacco esplosivo e in ritmo, un Aaron Rodgers nuovamente preciso e puntuale, un Jordy Nelson tornato difference maker dopo l’ACL ed un Eddie Lacy in versione bulldozer. Il tutto, unito ad una difesa ancora una volta a tratti dominante, capace di azzerare il gioco di corse dei Lions (50 yards totali concesse, 39 su 21 designed runs) e di produrre 3 sack, 9 tackles for loss ed un intercetto (cui andrebbero aggiunti i tre droppati da Micah Hyde, LaDarius Gunter e Joe Thomas).

Nel secondo tempo, comprensibilmente dato il vantaggio di 31-10 all’intervallo, il forsennato ritmo con cui l’attacco ha giocato i primi 30 minuti è andato scemando, sostituito dal controllo dell’orologio tramite il running game, ma nonostante ciò il primo punt della partita è giunto solamente a poco più di 9 minuti dal termine dell’incontro, e sarebbe probabilmente anche stato l’unico senza il drop di Trevor Davis nel drive offensivo immediatamente successivo.

Una secondaria decimata dagli infortuni (mancavano i veterani del reparto, i titolarissimi Sam Shields e Morgan Burnett, è utile ricordarlo) e costretta a dare playing time alle giovanissime seconde linee (gli undrafted rookies Josh Hawkins e Kentrell Brice hanno giocato 19 snap totali), a risultato acquisito (cioè, incidentalmente, per metà partita) ha concesso più del dovuto al passing game avversario ed in particolare a Marvin Jones (6 ricezioni, 205 yards e 2 TD), più a causa di errori individuali e poca esperienza in zone coverage che di problemi “strutturali” o mancanza di talento.

Ma nonostante i patemi (più immaginari che reali) dell’ultimo quarto, il risultato, dopo il TD di Davante Adams nel drive iniziale, non è mai stato in bilico.

NON HANNO GIOCATO: Callahan, Hundley, Shields, Burnett, Matthews, Murphy, Datone Jones, Guion. Jared Cook (caviglia) ed Aaron Ripkowski (schiena) hanno lasciato anzitempo l’incontro.

ATTACCO

temp160925-packers-lions-3-siegle-19-nfl_mezz_1280_1024Letture veloci e rilascio rapido del pallone, compostezza nella tasca ed estro fuori da essa. In poche parole Aaron Rodgers. Domenica al Lambeau abbiamo rivisto il due volte MVP della Lega e Super Bowl MVP. Dopo la prestazione da incubo di domenica scorsa, Rodgers (15/24, 205 yards e 4 TD per un rating di 129.3) ha subito messo in ritmo l’attacco grazie alla vision, le decisioni ed i lanci che lo hanno reso celebre. Sicuro e deciso nella tasca, è finalmente apparso in totale controllo dell’attacco, riuscendo fin da subito a muovere la catena sfruttando check-down e slant, scansionando il campo alla ricerca di ricevitori liberi ed uscendo dalla tasca solo quando necessario. La meccanica di lancio è apparsa decisamente migliore, e con essa anche precisione e velocità dei lanci in ritmo. Una volta fuori dalla tasca poi, il tocco e la capacità di lanciare off-balance ed in movimento hanno fatto il resto, creando i big plays per Cobb nel primo drive e per Trevor Davis in occasione della lunghissima pass interference risultata poi nel TD di Richard Rodgers. Finalmente una prestazione strutturata insomma, in cui la ricerca del big play sul profondo è passata in secondo piano rispetto al quick passing game necessario per innescare l’attacco. Rispetto alle ultime uscite poi, il #12 è apparso più propenso a rischiare lanciando le cosiddette “50-50 balls” verso ricevitori con l’uomo addosso, dando loro la possibilità di fare la giocata e liberando l’offensive line dell’onere di bloccare in eterno in attesa di ricevitori wide open. Tornato il grande direttore d’orchestra, l’attacco ci ha deliziato, drive dopo drive, con una meravigliosa sinfonia.

333Se Rodgers era il direttore d’orchestra, Jordy Nelson (6 ricezioni, 101 yards, 2 TD) è stato il suo primo violino. Cercato spesso (7 target, più di tutti), si è sempre fatto trovare. Schierato nello slot ed all’esterno, ha ricevuto su comeback, fade e crossing routes sembrando nuovamente il Nelson che aveva messo a ferro e fuoco le secondarie della Lega nel 2014. Lambeau Leaps anche per Adams e Richard Rodgers, mentre a Randall Cobb è toccato l’onore del primo big play della partita. Tra luci ed ombre l’esordio di Trevor Davis, che ha dimostrato la grande velocità di cui dispone in occasione della lunghissima pass interference “guadagnata” sulla bomba in endzone di Rodgers, ma ha anche droppato un pallone su una comeback route nell’ultimo quarto, quando un primo down avrebbe consentito di consumare ulteriore tempo sul cronometro.

fsUna grande mano a Rodgers ed al passing game l’ha data un furioso Eddie Lacy (17 corse, 103 yards, 6.1 di media a portata), vorace (pun intended) nell’attaccare i varchi creati dalla linea (e da un ottimo Ripkowski prima dell’infortunio) ed impossibile da buttare giù per i difensori avversari. Rapidità e velocità di punta non sono di certo il suo punto forte, ma il suo stile di corsa “punitivo” lascia ugualmente il segno su tutti i difensori che hanno la sfortuna di trovarsi sul suo cammino. Nel primo tempo ha permesso all’attacco di mantenere “onesta” la difesa, mentre nel secondo ha continuato ad arare il campo per mantenere il controllo dell’orologio.

14433132_10210602668924613_4399405728359363435_nLe belle prove di Rodgers e Lacy sono ovviamente state rese possibili dalla grande prova della offensive line. Lane Taylor continua a dare prova di grande solidità, forza e “nastiness”, mentre David Bakhtiari dopo la grande prova contro Griffen in Week 2 non aveva un avversario ugualmente formidabile (ai Lions mancava Ansah) ma non ha comunque concesso nulla, risultando ugualmente efficace in run blocking. Tra alti e bassi la prova di Bryan Bulaga, “responsabile” dell’unico vero sack di giornata e in qualche occasione portato indietro con troppa facilità dalla bullrush avversaria, ma capace anche di bellissimi blocchi nelle azioni di corsa.

DIFESA

temp160925-packers-lions-2-siegle-44-nfl_mezz_1280_1024Senza Letroy Guion nè l’ “ibrido” Datone Jones, l’unico veterano della defensive line a scendere in campo contro i Lions è stato un mostruoso (come al solito) Mike Daniels. Sfruttando il baricentro basso e la sua forza fuori dal comune, Daniels si è trovato spesso e volentieri nel backfield avversario, distruggendo sul nascere blocchi ed aspiranti bloccatori senza pietà. Accanto a lui si sono alternati nella nickel Kenny Clark, Christian Ringo e la new entry Brian Price (appena promosso dalla Practice Squad), con Dean Lowry come terzo lineman nella 3-4 base. La banda di ragazzini (l’unico non rookie è Ringo, che ha passato il 2015 in Practice Squad) è riuscita a non far sentire la mancanza dei due veterani, mantenendo sempre la posizione ed il gap di competenza, e riuscendo a creare anche occasionali penetrazioni nel backfield. Diversi snap da rusher interno anche per Julius Peppers, in ovvie situazioni di passaggio.

ooDetto di Daniels, l’altro MVP di giornata nel front seven è stato Nick Perry (due sack), difference maker sia contro le corse che contro i passaggi ed impossibile da bloccare per tutta la partita per una non irresistibile linea offensiva ospite. Velocissimo nel fiondarsi nel backfield e dominante nel settare la edge nelle azioni di corsa, dimostra finalmente l’esplosività nell’uscire dai blocchi di partenza e la forza bruta che Ted Thompson aveva visto in lui quando lo selezionò al primo giro del Draft 2012.

Senza Matthews, dal lato opposto a Perry si sono alternati come outside linebacker Jayrone Elliott ed il rookie Kyler Fackrell. Il primo ha registrato un tackle for loss, mentre il secondo un bellissimo sack, ad ulteriore dimostrazione della profondità della rotazione della difesa di Capers.

Bellissima prova anche del trio di inside linebackers, Jake Ryan, Blake Martinez e Joe Thomas. Ryan e Martinez, titolari in nickel e base, formano un duo estremamente dinamico in mezzo alla difesa, mentre Thomas, che per la prima volta è stato schierato anche negli early downs accanto a Ryan, è il lontano parente del giocatore “timido” e spaesato dello scorso anno. Ryan (6 placcaggi, 2 for loss) rispetto all’anno da rookie appare decisamente migliorato nelle letture, nel burst, nella velocità nel chiudere il gap col portatore di palla anche in campo aperto e nei cambi di direzione. Dopo un anno di apprendimento, gioca con confidence ed istinto. Martinez, col naso rotto e sanguinante, ha dimostrato una “toughness” inaspettata, risultando molto più deciso nell’attaccare i gap e nell’affrontare i bloccatori, pur peccando di “overcommitment” nel running game in alcune occasioni.

Prova tutt’altro che impeccabile, come detto, per le secondarie, che hanno concesso 385 passing yards ad un comunque ottimo Matt Stafford. Dopo un inizio promettente, gli aggiustamenti dell’attacco dei Lions hanno saputo evidenziare tutte le lacune di un reparto pieno di giovani e privo dei veterani Shields e Burnett. Quinten Rollins, impacciato e lento nei cambi di direzione, ha spesso perso l’uno contro uno già sulla linea di scrimmage, dimostrando la poca awareness che la limitatissima esperienza nel ruolo comporta. Micah Hyde, il vice-Burnett, in diverse occasioni si è fatto trovare in ritardo nel chiudere sui ricevitori consentendo a Stafford di trovare i proverbiali gap nella difesa a zona, mentre Damarious Randall, nonostante la grande “invenzione” dell’intercetto “di rapina” riportato poi per 44 yards, non ha saputo limitare i guadagni di Jones, mostrando poca disciplina e puntando troppo sull’aggressività e la ricerca del big play nell’uno-contro-uno col ricevitore avversario. Buona invece la prova di Ladarius Gunter, battuto in qualche occasione ma efficace nel bump in press coverage e autore di una bellissima giocata in endzone, con tanto di intercetto droppato.

SPECIAL TEAMS

Ancora perfetto Mason Crosby (4/4 negli extra-point e 2/2 nei field goals).

Due punt per Jacob Schum, capace di recuperare un “wild snap” di Brett Good e calciare immediatamente in occasione del secondo, ed autore di un bel punt nelle 20 yards nel primo.

Benissimo le coverage units sui kickoff (ed anche in occasione dell’unico punt andato per il verso giusto), con un Jayrone Elliott sugli scudi, e bellissima giocata “mentale” di Ty Montgomery in occasione di un kickoff return: vedendo il pallone rotolare vicino alla sideline a poche yards dalla goal line, è uscito con i piedi dal campo distendendosi per toccare la palla con una mano, consentendo così all’attacco dei Packers di partire dalle 40 yards come sarebbe avvenuto se il calcio fosse direttamente uscito out of bounds.

Salvatore Ioppolo

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