Road To Felice

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Questo sono io, Felice, nella foto dell’annuario di quinta superiore.

Mentre io sono qui seduto sulla sedia della mia piccola scrivania a calarmi la roba tagliata male di Guion e a scrivere questo articolo, da qualche parte in quel della California due team si stanno preparando per quella che sarà la serata conclusiva di questa stagione NFL.

Mi piacerebbe tantissimo poter adesso parlare da tifoso interessato di questa partita ma purtroppo i miei amati Green Bay Packers non hanno voluto deliziarci della loro presenza al Super Bowl in questa storica annata per lo sport dalla palla ovale.

Una vera sfortuna perché i presupposti per fare bene in questa stagione c’erano veramente. Infatti, con il nostro super attacco guidato da Aaron Rodgers, pronto a servire palloni con il contagiri a Jordy Nelson, Randall Cobb e a dei giovani ricevitori con grandi prospettive, avremmo dovuto sopperire al nostro problema principale ovvero una difesa non all’altezza dei compagni del reparto offensivo.

Tutto meravigliosamente bello.

Peccato che in quella inutile, maledetta e noiosa preseason il nostro WR1 “decida” di farsi saltare il ginocchio e di far esplodere ogni figura religiosa presente in tutto il Wisconsin e in tutto l’universo mondiale Green&Gold. OK. Nessun problema. Abbiamo Dio a lanciare e Cobb, Adams e Montgomery non sono così male. Se poi ci aggiungiamo il grande cuore (and The Hoodie) del rientrante James Jones dormiamo più tranquilli. Sì, beh, c’è sempre quel problema della difesa ma quest’attacco le vince le partite. La difesa deve solo prendere un misero punto in meno di quelli segnati.

Easy.

Poi però si scende in campo e se ne vincono 6 di fila. L’attacco fatica ad ingranare ma questa difesa è una sorpresa più eccitante di una Olivia Munn qualsiasi che si fa trovare nuda nel tuo letto e di certo non ti chiede se vuoi dividere una Schweppes con lei.
Vai 6-0 battendo i Bears nel “derby” a domicilio, batti i Seahawks vicecampioni in carica e i 49ers che ti hanno sempre fatto sudare. Ottimo, siamo anche un po’ in calo e in week 7 c’è pure la bye week che di sicuro ci aiuterà a ricaricare le pile.

Affermazione più falsa delle tette della Anderson. Il rientro dal bye è qualcosa di disastroso. Perdiamo subito contro i Broncos, poi contro i Panthers (che come tutti sapete saranno poi le due a contendersi il Super Bowl) e qui comincia ad aleggiare lo spettro che forse Aaron Rodgers e i compagni d’attacco stiano giocando a livelli che non gli competono.

A dire il vero, questi malati pensieri già si facevano strada durante le ultime due partite vinte ma, come ben si sa, è quando le cose vanno male che i nodi vengono tutti al pettine.

Fatto sta che nella successiva sfida divisionale contro i derelitti Detroit Lions tocchiamo il punto più basso della stagione, perdiamo la nostra terza partita di fila contro una squadra che a detta di molti era la peggiore della lega in quel momento e che in casa non ci batteva da più di vent’anni. Cominciano inoltre ad uscire le prime flebili voci che FORSE Aaron Rodgers stia giocando contro  il coach e il mondo Packers comincia a tremare (e a dividersi).

Di qui in poi la nostra stagione diventa come le mutande di una prostituta il giorno di San Valentino: un susseguirsi di su e giù che nonostante le sconfitte in casa contro Chicago e Minnesota (che oltre a farci perdere il titolo divisionale dopo anni di dominio, ci riportano indietro negli anni ‘60 in cui troviamo le ultime 3 sconfitte divisionali casalinghe nello stesso anno) e la batosta rifilataci dai Cardinals, ci vede comunque protagonisti di altrettante vittorie, le quali ci permettono di andare a giocare una Wild Card in trasferta contro dei tutt’altro che pessimi Redskins.

L’incubo di un one and done è sempre dietro l’angolo perché, nonostante gli avversari siano ampiamente alla nostra portata, l’ostacolo più duro da superare siamo noi stessi.

Ma, per parafrasare il buon Federico Buffa (e come ho già detto qualche puntata fa nel podcast IPFN), noi siamo i Packers e il più delle volte, soprattutto quando conta, quella enorme e gloriosa G che portiamo sul casco ci permette di dimenticare tutti i problemi avuti nella regoular season e di andare a vincere contro Kirk “you like that” Cousins.

Si Kirk “WE LIKE THAT!!”.

Purtroppo però il sogno della #RoadTo50 si infrange laddove, nella stagione regolare, si era toccato il punto più basso, ovvero al University of Phoenix Stadium di Glendale, Arizona. La partita va completamente al contrario della prima, i Packers danno del filo da torcere ad una delle migliori squadre della lega e solo una piccola (ENORME) dose di sfortuna ci costringe alla sconfitta (prima il ridicolo infortunio di Randall Cobb causato dal microfono di NFL Films e poi quel rocambolesco TD pass a qualche minuto dalla fine). I Packers e soprattutto il suo condottiero Aaron Rodgers tuttavia sono duri a morire e per la seconda volta in stagione (dopo Detroit) il miglior QB della lega (sì, anche meglio di Weeden) decide di regalare una bomba da 60 yards a Jeff Janis che permette alla franchigia del Wisconsin di portare la partita all’overtime.

L’ultima azione stagionale dei Green Bay Packers però resterà il coin toss prima del supplementare perché poi in campo si vedranno solo gli Arizona Cardinals: la difesa purtroppo crolla psicologicamente e tatticamente nel momento meno opportuno della stagione e a Larry Fitzgerald bastano due giochi per decretare la fine di una pazza stagione targata Green&Gold.

Si è conclusa quindi anche quest’anno prematuramente la nostra corsa al titolo ma noi siamo i Green Bay Packers e già dal giorno dopo la sconfitta patita contro i Cardinals siamo già tutti focalizzati verso un unico e solo obbiettivo.

Road to 51 and Go Pack GO!!

Felice Nessuno