La struttura del Salary Cap dei Packers e la filosofia di Ted Thompson

3Con la firma di qualche giorno fa di Kenny Clark, tutti gli 88 giocatori dell’offseason roster dei Packers sono ufficialmente sotto contratto per la stagione 2016, ed è quindi possibile fare il punto della situazione riguardante il Salary Cap.

I Packers attualmente, considerando i 51 contratti più onerosi (gli unici ad essere conteggiati ai fini del Cap nel corso della regular season) hanno un monte-ingaggi pari a 154,44 milioni di dollari, avendo ancora a disposizione poco meno di 9 milioni (8,99 per la precisione) da spendere in rinnovi o acquisizioni esterne (dati ufficiali della NFLPA).

1

Ancora una volta dunque la gestione oculata (pur se spesso criticata) di Ted Thompson e Russ Ball mette i Packers nell’invidiabile condizione di poter pianificare le estensioni contrattuali del prossimo futuro (ed in scadenza ci sono tre quinti della linea offensiva titolare, non dimentichiamolo), partendo da un roster pieno di talento ed upside sia in attacco che in difesa.

A questi 9 milioni va infatti aggiunto in chiave futura anche il costante aumento del salary cap, che ultimamente è cresciuto del 10% all’anno e per la stagione 2017 potrebbe dunque crescere di 13-15 milioni di dollari.

La filosofia con cui Ted Thompson costruisce il roster è oramai collaudatissima, del resto. I Packers sono costantemente tra le squadre più giovani della NFL (l’età media dell’offseason roster, secondo i calcoli di chi scrive, è attualmente pari a 24,48 anni e l’esperienza media nella Lega è di 3,2 stagioni). I rookie contracts entrati in vigore col CBA del 2011 consentono alle squadre NFL di mettere sotto contratto i giocatori in uscita dal college a cifre contenute per quattro anni, e con un buon scouting/drafting (checchè se ne dica) ed un buon coaching (come sopra), ogni anno arrivano a Green Bay diversi giocatori in grado di contribuire fin da subito alla causa. Accanto ai giovani poi, ci sono le star, ossatura della squadra e “mentori” per le nuove leve.

La struttura del Salary Cap che ne deriva è verticistica, con una manciata di giocatori ad impegnare gran parte del monte-ingaggi, ed una miriade di giovani di talento a darsi da fare per guadagnarsi l’agognato rinnovo.

Guardando il Cap 2016 ad esempio, il 53,35% del monte-ingaggi complessivo è destinato a soli 8 giocatori: Aaron Rodgers, Clay Matthews, Sam Shields, Julius Peppers, Randall Cobb, Jordy Nelson, Mike Daniels e Josh Sitton (dati da Sportrac).

2Tutti soldi spesi benissimo peraltro, considerando come i giocatori appena citati siano tutti tra i migliori nei rispettivi ruoli. I restanti 43 giocatori (considerando i Top-51 contracts) si dividono il restante 46,65% e sono per lo più giocatori nel pieno del rookie contract o ex undrafted che giocano al minimo salariale.

Questa filosofia, unita alla tradizionale reticenza a spendere in free agency per l’usato altrui, consente a Thompson di portare avanti di anno in anno una gestione lineare del Cap, senza ricorrere ai magheggi che invece sono costretti a mettere in atto molti altri GM per far quadrare i conti.

Anno dopo anno dunque sono considerazioni sportive, e non finanziarie, a stabilire chi otterrà il rinnovo e chi no. Lo spazio di manovra c’è sempre, mentre la squadra se la gioca sempre fino alla fine con tutti.

Salvatore Ioppolo